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Ultimo aggiornamento: 14 Maggio 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
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Art. 1037 c.c. Condizioni per la costituzione della servitù

In vigore

Chi vuol far passare le acque sul fondo altrui deve dimostrare che può disporre dell’acqua durante il tempo per cui chiede il passaggio; che la medesima è sufficiente per l’uso al quale si vuol destinare; che il passaggio richiesto è il più conveniente e il meno pregiudizievole al fondo servente, avuto riguardo alle condizioni dei fondi vicini, al pendio e alle altre condizioni per la condotta, per il corso e lo sbocco delle acque.

In sintesi

  • Per ottenere la servitù coattiva di acquedotto, il richiedente deve dimostrare: (1) di avere il diritto di utilizzare l'acqua per il tempo richiesto; (2) che l'acqua è sufficiente per l'uso previsto; (3) che il tracciato è il più conveniente e meno pregiudizievole per il fondo servente.
  • Queste tre condizioni devono essere provate tutte contestualmente: il difetto di anche una sola le esclude il diritto alla servitù coattiva.
  • Il requisito del tracciato meno pregiudizievole richiede una valutazione comparativa dei percorsi possibili, privilegiando quello che causa il minor sacrificio al fondo servente.
  • La norma bilancia l'interesse del richiedente all'acqua con la tutela del proprietario del fondo servente dall'imposizione di sacrifici eccessivi o evitabili.

L'art. 1037 c.c. fissa le tre condizioni cumulative che il richiedente deve dimostrare per ottenere la servitù coattiva di acquedotto: diritto sull'acqua per il tempo richiesto, sufficienza dell'acqua, e scelta del tracciato più conveniente e meno pregiudizievole. Sono requisiti di merito, da provare in giudizio o davanti all'autorità amministrativa.

Prima condizione: il diritto sull'acqua

Il richiedente deve dimostrare di avere il diritto di utilizzare l'acqua per il tempo per cui chiede il passaggio. Il diritto può derivare dalla proprietà di una sorgente, da una concessione di derivazione idrica, da un contratto di affitto d'acqua, da un diritto di uso di acque pubbliche. È sufficiente anche un diritto temporaneo: se si chiede la servitù per un periodo determinato, basta dimostrare il diritto per quel periodo. Non occorre un diritto perpetuo se la servitù è temporanea. Questa condizione esclude chi non ha ancora il diritto sull'acqua al momento della domanda: non si può chiedere la servitù di acquedotto in via preventiva, in attesa di ottenere la concessione idrica.

Seconda condizione: la sufficienza dell'acqua

L'acqua deve essere sufficiente per l'uso al quale si vuol destinare. Questa condizione evita che si costituisca una servitù inutile o sproporzionata: se la portata d'acqua disponibile è troppo esigua per l'irrigazione di quel fondo o per l'uso industriale previsto, non ha senso imporre un peso al fondo servente per convogliare un flusso insufficiente allo scopo. La valutazione della sufficienza è tecnica: richiede la dimostrazione della portata media dell'acqua disponibile e la comparazione con il fabbisogno dell'uso previsto (mq da irrigare, ciclo produttivo dell'impianto, consumo pro capite per uso potabile).

Terza condizione: il tracciato meno pregiudizievole

La terza condizione è la più rilevante in sede processuale: il richiedente deve dimostrare che il passaggio richiesto è il più conveniente e il meno pregiudizievole al fondo servente. Questa condizione impone una valutazione comparativa: tra tutti i tracciati tecnicamente possibili, il richiedente deve scegliere quello che minimizza il sacrificio del fondo servente, compatibilmente con le esigenze tecniche e di costo dell'acquedotto. Non è sufficiente scegliere un tracciato tecnicamente valido: occorre scegliere il migliore tra quelli validi. In giudizio, il giudice nomina spesso un consulente tecnico d'ufficio (CTU) per valutare la comparazione tra i tracciati alternativi e verificare che quello scelto sia effettivamente il meno pregiudizievole.

Il ruolo del giudice nella valutazione comparativa

L'art. 1037 attribuisce al giudice un ampio potere valutativo: la determinazione del tracciato "meno pregiudizievole" non è meccanica ma richiede una ponderazione di interessi contrapposti. Il giudice (o il CTU) considera: la distanza percorsa, l'impatto sulle colture esistenti, la necessità di attraversare edifici o aree abitate (con le relative esenzioni dell'art. 1033 c.c.), i costi di costruzione, la reversibilità del tracciato. Un tracciato più lungo ma meno invasivo può essere preferito a uno più breve ma più distruttivo. La proporzionalità tra utilità per il richiedente e sacrificio del fondo servente è il criterio guida.

Coordinamento normativo

L'art. 1037 va letto con l'art. 1033 c.c. (condizioni soggettive per la servitù di acquedotto), l'art. 1032 c.c. (costituzione per sentenza), l'art. 1038 c.c. (indennità) e con le norme del d.lgs. 152/2006 sulle concessioni di derivazione idrica.

Domande frequenti

Quali condizioni deve dimostrare chi chiede la servitù coattiva di acquedotto?

Tre condizioni cumulative ai sensi dell'art. 1037 c.c.: (1) di avere il diritto di utilizzare l'acqua per il periodo richiesto (anche solo temporaneo); (2) che l'acqua disponibile è sufficiente per l'uso previsto (irrigazione, uso potabile, uso industriale); (3) che il tracciato richiesto è il più conveniente e il meno pregiudizievole per il fondo servente. Il difetto di anche una sola condizione esclude il diritto alla servitù.

Come si dimostra che l'acqua è 'sufficiente' per l'uso previsto?

Con prove tecniche: la portata media della sorgente o della concessione idrica va comparata con il fabbisogno dell'uso previsto. Per uso irriguo, si calcola il fabbisogno per ettaro di coltura; per uso industriale, il consumo del ciclo produttivo; per uso potabile, il consumo pro capite per gli utenti serviti. In giudizio, la dimostrazione avviene solitamente tramite perizia tecnica o consulenza tecnica d'ufficio.

Il richiedente può scegliere qualsiasi tracciato per l'acquedotto coattivo?

No. L'art. 1037 c.c. impone di scegliere il tracciato 'più conveniente e meno pregiudizievole al fondo servente': tra tutti i percorsi tecnicamente possibili, si deve privilegiare quello che causa il minor sacrificio al proprietario del fondo. In giudizio, il giudice verifica con un CTU che il tracciato scelto sia effettivamente il migliore tra quelli disponibili.

Un titolare di una concessione idrica temporanea può chiedere una servitù coattiva di acquedotto permanente?

No, o almeno non per una durata superiore a quella della concessione. L'art. 1037 c.c. richiede che il richiedente dimostri di avere il diritto sull'acqua 'durante il tempo per cui chiede il passaggio'. Se la concessione è temporanea, la servitù coattiva può avere al massimo la stessa durata. Al termine della concessione, il diritto alla servitù viene meno.

Se esistono più tracciati tecnicamente equivalenti, quale si deve scegliere?

Tra tracciati tecnicamente equivalenti in termini di funzionalità dell'acquedotto, si deve scegliere quello che arreca il minor pregiudizio al fondo servente. La valutazione tiene conto di: impatto sulle colture, invasività del passaggio, reversibilità delle opere, costo per il fondo servente. In caso di equivalenza anche dal punto di vista del pregiudizio, il richiedente ha maggiore libertà di scelta, ferma la valutazione del giudice in caso di contestazione.

A cura di
Dott. Andrea Marton — Tax Advisor, Consulente Fiscale
Responsabile editoriale di La Legge in Chiaro per i principali codici italiani (C.C., C.P., C.P.C., C.P.P., Costituzione, C.d.S., Codice del Consumo, TUIR, T.U.IVA, T.U.B.). Contenuti redatti con linguaggio chiaro, fonti ufficiali aggiornate e revisione professionale a cura della Redazione.
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