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Ultimo aggiornamento: 15 Maggio 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
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Art. 2732 c.c. Revoca della confessione

In vigore dal 19/04/1942

La confessione non può essere revocata se non si prova che è stata determinata da errore di fatto o da violenza.

In sintesi

  • La confessione, una volta resa, non può essere revocata a piacimento della parte.
  • La revoca è ammessa solo se si prova che la confessione è stata determinata da errore di fatto o da violenza.
  • L'errore di diritto non è causa di revoca della confessione.
  • La norma garantisce la certezza e la stabilità delle prove già acquisite nel processo.
  • L'onere di provare l'errore di fatto o la violenza spetta a chi intende revocare la confessione.
La confessione come prova vincolante e il principio di irrevocabilità

L'articolo 2732 del Codice Civile enuncia il principio di irrevocabilità della confessione: la dichiarazione con cui una parte ammette fatti a sé sfavorevoli e favorevoli all'avversario non può essere ritrattata liberamente, ma solo in presenza di specifici presupposti tassativi. La norma riflette la natura particolarmente efficace della confessione come mezzo di prova: ai sensi dell'art. 2733 c.c., la confessione giudiziale fa piena prova contro chi l'ha resa.

Il principio di irrevocabilità ha una ratio chiara: se la confessione potesse essere revocata a piacimento, perderebbe gran parte del suo valore probatorio. La controparte fa affidamento sulla confessione dell'avversario e organizza la propria difesa di conseguenza. Consentire una revoca libera travolgerebbe questo affidamento e destabilizzerebbe il processo.

I presupposti tassativi per la revoca

La revoca è ammessa solo in due casi:

Errore di fatto: la parte sostiene di aver confessato un fatto non corrispondente alla realtà perché ha creduto erroneamente che il fatto si fosse verificato, ovvero perché ha travisato circostanze concrete. L'errore deve essere di fatto, non di diritto: chi confessa di non aver adempiuto a un contratto convinto erroneamente di essere in mora (errore di diritto sull'inadempimento) non può revocare la confessione per errore di fatto. Al contrario, chi confessa di aver ricevuto una somma che in realtà non ha mai ricevuto commette un errore di fatto rilevante.

Violenza: la parte è stata costretta a rendere la confessione mediante minaccia di un male ingiusto e notevole. La violenza rileva nei termini generali del diritto civile, con le stesse caratteristiche richieste dall'art. 1435 c.c. per la violenza come causa di annullamento del contratto.

L'irrilevanza dell'errore di diritto

L'art. 2732 c.c. non menziona l'errore di diritto come causa di revoca, e la norma è interpretata in senso restrittivo: l'errore di diritto non è sufficiente a fondare la revoca della confessione. Chi ha confessato un fatto ignorando le conseguenze giuridiche di tale ammissione (ad esempio, non sapendo che quella confessione avrebbe comportato la sua soccombenza in giudizio) non può revocarla per questo motivo.

Questa scelta legislativa è coerente con il principio generale secondo cui l'ignoranza della legge non scusa. La parte che confessa fatti nel processo ha l'onere di conoscere le conseguenze delle proprie dichiarazioni.

L'onere della prova nella revoca

Chi intende revocare la confessione ha l'onere di provare il presupposto invocato: l'errore di fatto o la violenza. Non è sufficiente allegare genericamente di essersi sbagliato; occorre dimostrare concretamente che la confessione è stata determinata da un errore su circostanze concrete di fatto, o che è stata estorta con violenza.

Domande frequenti

La confessione resa in giudizio può essere ritrattata?

Solo in presenza di specifici presupposti tassativi: errore di fatto o violenza. Non è ammessa la revoca libera, né la revoca per errore di diritto. La norma garantisce la stabilità e l'affidabilità della confessione come mezzo di prova.

Cos'è l'errore di fatto che consente la revoca della confessione?

È l'errore su circostanze concrete di fatto: la parte ha creduto erroneamente che un fatto si fosse verificato in un certo modo. Ad esempio, confessare di aver ricevuto una somma che in realtà non si è mai ricevuta. L'errore di diritto (ignoranza delle conseguenze giuridiche) non è sufficiente.

Perché l'errore di diritto non consente la revoca?

Perché la norma è restrittiva e non menziona l'errore di diritto. Chi ha confessato fatti ignorando le conseguenze giuridiche della propria dichiarazione non può revocarla per questo motivo, coerentemente con il principio che l'ignoranza della legge non scusa.

Che tipo di violenza legittima la revoca della confessione?

La violenza deve avere le caratteristiche richieste dall'art. 1435 c.c.: deve essere tale da impressionare una persona sensata e da farle temere di esporre sé o i suoi beni a un male ingiusto e notevole. La coercizione psicologica di lieve entità non è sufficiente.

Chi ha l'onere di provare la violenza o l'errore di fatto per revocare la confessione?

Chi intende revocare la confessione ha l'onere della prova. Non è sufficiente allegare genericamente di essersi sbagliato: occorre dimostrare concretamente che la confessione è stata determinata da un errore su circostanze di fatto specifiche o che è stata estorta con violenza.

A cura di
Dott. Andrea Marton — Tax Advisor, Consulente Fiscale
Responsabile editoriale di La Legge in Chiaro per i principali codici italiani (C.C., C.P., C.P.C., C.P.P., Costituzione, C.d.S., Codice del Consumo, TUIR, T.U.IVA, T.U.B.). Contenuti redatti con linguaggio chiaro, fonti ufficiali aggiornate e revisione professionale a cura della Redazione.
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