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Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

In sintesi: il credito d’imposta ZES Unica per i settori agricolo, forestale, della pesca e dell’acquacoltura è un’agevolazione gestita dall’Agenzia delle Entrate, distinta dalla ZES Unica “industriale”. Per accedere serve un investimento complessivo di almeno 50.000 € in una struttura produttiva del Mezzogiorno. Nel 2026 la prenotazione va inviata tra il 31 marzo e il 30 maggio con il modello dedicato. Il credito effettivo non è mai l’aliquota teorica piena: viene ridotto dalla percentuale di fruizione fissata per rispettare il plafond.

Che cos’è il credito ZES Unica per agricoltura e pesca e in cosa differisce da quello “industriale”

Il credito d’imposta ZES Unica per i settori agricolo, forestale, della pesca e dell’acquacoltura è un’agevolazione che premia gli investimenti produttivi realizzati nelle aree del Mezzogiorno che compongono la Zona Economica Speciale unica. Lo strumento è gestito dall’Agenzia delle Entrate, che raccoglie le comunicazioni delle imprese e ripartisce le risorse disponibili.

Il punto che genera più confusione è questo: esistono due canali distinti. Uno è la ZES Unica cosiddetta “industriale”, rivolta in generale alle imprese che investono nella ZES; l’altro è il canale specifico per la produzione primaria di prodotti agricoli, il settore forestale, la pesca e l’acquacoltura. Non sono la stessa misura: hanno un modello di comunicazione proprio, una finestra temporale propria e regole di calcolo proprie, perché gli aiuti al settore agricolo e ittico seguono cornici europee diverse rispetto agli aiuti generali.

La conseguenza pratica è che un’impresa agricola o ittica non deve usare il modello del canale industriale: deve seguire la procedura dedicata alla produzione primaria, altrimenti la comunicazione è inefficace. Tenere separati i due canali è il primo passo per non sbagliare.

Chi rientra e la soglia minima di 50.000 euro

Possono accedere al credito le imprese che operano nei settori agricolo, forestale, della pesca e dell’acquacoltura e che realizzano un investimento in una struttura produttiva collocata nelle regioni della ZES Unica del Mezzogiorno.

Il requisito dimensionale dell’investimento è netto: il limite minimo dell’investimento complessivo è di 50.000 €. Sotto questa soglia il progetto non dà diritto al credito. Si tratta del valore complessivo del progetto agevolabile, non della singola spesa: vanno quindi sommati i diversi beni che compongono l’investimento per verificare se si raggiunge il limite.

La dimensione dell’impresa (micro, piccola, media o grande) non esclude dall’agevolazione, ma incide sul calcolo: come vedremo, micro, piccole e medie imprese e grandi imprese hanno percentuali di fruizione leggermente diverse.

Quali investimenti sono ammessi e i limiti su terreni e fabbricati

L’agevolazione riguarda investimenti in beni strumentali destinati a una struttura produttiva nelle aree ammesse. Rientrano tipicamente l’acquisto di macchinari, impianti e attrezzature nuovi funzionali all’attività agricola o ittica.

Un capitolo da trattare con attenzione è quello di terreni e immobili. L’acquisto di terreni e l’acquisizione o realizzazione di fabbricati è ammesso, ma entro un limite rispetto al valore complessivo dell’investimento agevolato: la componente immobiliare non può quindi assorbire l’intero progetto, ma solo una quota di esso. Questo significa che un investimento composto in larga parte da terreni o capannoni potrebbe vedere agevolata solo una parte di quella spesa. Prima di impostare il piano conviene quindi bilanciare la parte immobiliare con i beni strumentali, e in ogni caso verificare la percentuale esatta del limite sul provvedimento di riferimento.

Come funziona la percentuale del credito e la “percentuale di fruizione”

Qui sta il cuore della misura, ed è il punto su cui circolano più aliquote sbagliate. Il credito non si calcola con un’unica percentuale fissa. Servono due passaggi.

Primo passaggio: la percentuale teorica. È l’aliquota massima applicabile all’investimento e dipende dalla regione in cui si trova la struttura produttiva e dalla dimensione dell’impresa, secondo la carta degli aiuti a finalità regionale. Regioni diverse hanno massimali diversi e le piccole imprese hanno in genere massimali più alti delle grandi. Per questo non esiste “l’aliquota della ZES”: esiste l’aliquota della tua regione per la tua dimensione.

Secondo passaggio: la percentuale di fruizione. Poiché le risorse stanziate sono limitate, l’Agenzia delle Entrate applica al credito teorico complessivo un coefficiente di riparto, in modo che la somma dei crediti riconosciuti non superi il plafond. Questo coefficiente è la percentuale di fruizione. Per il 2026 i valori comunicati sono:

Tipologia di impresa Percentuale di fruizione 2026
Micro, piccole e medie imprese della produzione primaria e del settore forestale 58,7839%
Grandi imprese della produzione primaria di prodotti agricoli 58,6102%

Il credito effettivamente spettante si ottiene quindi così: si parte dall’investimento ammissibile, si applica la percentuale teorica della propria regione e dimensione, e il risultato si moltiplica per la percentuale di fruizione. In formula semplice: credito effettivo = investimento ammissibile × percentuale teorica regionale × percentuale di fruizione.

Esempio di metodo (con percentuale teorica solo illustrativa): se un’impresa avesse 100.000 € di investimento ammissibile e una percentuale teorica del 40%, il credito teorico sarebbe 40.000 €; applicando la fruizione del 58,7839% per una PMI, il credito effettivo scenderebbe a circa 23.514 €. Il numero serve solo a mostrare il calcolo: la percentuale teorica reale va presa dalla carta degli aiuti per la propria regione.

La finestra di prenotazione e il modello dell’Agenzia delle Entrate

Per accedere al credito occorre inviare una comunicazione all’Agenzia delle Entrate. Nel 2026 la finestra va dal 31 marzo al 30 maggio. Nella comunicazione si indicano le spese ammissibili già sostenute dall’inizio dell’anno e quelle che si prevede di sostenere fino al 15 novembre 2026.

La comunicazione si presenta con il modello approvato con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate del 18 novembre 2024, che è lo strumento previsto per il canale della produzione primaria, della pesca e dell’acquacoltura. È importante usare proprio questo modello e non quello del canale industriale.

Il rischio plafond ed esaurimento risorse

Le risorse sono contingentate. Gli stanziamenti previsti sono di 2.300 milioni di € per il 2026, 1.000 milioni per il 2027 e 750 milioni per il 2028. La percentuale di fruizione esiste proprio per far stare la somma dei crediti dentro questi tetti.

Il rischio concreto è doppio. Da un lato, anche presentando una comunicazione corretta, il credito riconosciuto può essere inferiore a quello teorico a causa del coefficiente di riparto. Dall’altro, le risorse degli anni successivi sono più ridotte rispetto al 2026, quindi rinviare l’investimento può significare trovare un plafond più basso. Per questo conviene prepararsi per tempo e non ridurre la finestra di prenotazione agli ultimi giorni.

Come si prenota, passo per passo

  1. Verifica i requisiti. Controlla di operare in un settore ammesso (agricolo, forestale, pesca, acquacoltura) e che la struttura produttiva sia in una regione della ZES Unica.
  2. Costruisci il progetto di investimento. Somma i beni agevolabili e assicurati di superare la soglia minima di 50.000 €, tenendo sotto controllo la quota di terreni e fabbricati.
  3. Individua la percentuale teorica. Determina l’aliquota massima per la tua regione e dimensione secondo la carta degli aiuti a finalità regionale.
  4. Raccogli la documentazione di spesa. Tieni traccia delle spese già sostenute dall’inizio dell’anno e pianifica quelle previste fino al 15 novembre 2026.
  5. Compila il modello dedicato. Usa il modello approvato con il provvedimento del 18 novembre 2024, quello del canale produzione primaria, pesca e acquacoltura.
  6. Invia nella finestra. Trasmetti la comunicazione all’Agenzia delle Entrate tra il 31 marzo e il 30 maggio 2026.
  7. Attendi la percentuale di fruizione e calcola il credito effettivo. Applica all’importo teorico il coefficiente di fruizione 2026 per stimare il credito realmente utilizzabile.

Caso pratico

La società agricola “Oliveti del Salento” intende acquistare un nuovo frantoio e attrezzature per la raccolta, per un investimento complessivo ammissibile di 120.000 €: supera quindi la soglia minima di 50.000 €. Essendo una piccola impresa, rientra tra le PMI della produzione primaria.

Supponendo, a scopo illustrativo, una percentuale teorica del 40% per la sua regione e dimensione, il credito teorico sarebbe di 48.000 €. Applicando la percentuale di fruizione 2026 per le PMI (58,7839%), il credito effettivo stimato scende a circa 28.216 €. La cooperativa di pesca “Tonnara del Capo”, con lo stesso investimento ma classificata come grande impresa della produzione primaria, applicherebbe invece il coefficiente del 58,6102%.

Il caso mostra due cose: la soglia di 50.000 € si raggiunge facilmente con un macchinario importante, ma il beneficio finale dipende sempre dalla percentuale teorica regionale e dalla riduzione per fruizione. Le aliquote teoriche dell’esempio sono indicative e vanno sostituite con quelle ufficiali della propria regione prima di qualsiasi decisione.

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A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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