Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Domande frequenti

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

«Aumento medio di 165 euro», «136 euro al mese»: cifre che riempiono i titoli, ma che non corrispondono a ciò che entra davvero in busta paga. Quegli importi sono sempre lordi. Tra l’annuncio e il netto si frappongono due prelievi — contributi e imposte — che riducono l’incremento secondo un meccanismo identico in tutti i comparti. Capirlo permette di stimare da soli il netto, senza farsi illusioni né allarmismi.

Perché il numero annunciato non è quello in busta paga

Quando si legge un aumento «medio», si tratta sempre di un importo lordo mensile. Il lordo è la base su cui si calcolano contributi e imposte: il netto, cioè quanto effettivamente entra in busta paga, è inevitabilmente inferiore. È un punto di partenza, non di arrivo.

I due prelievi che riducono l’aumento

Sull’incremento lordo intervengono, in sequenza, due prelievi:

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È per questo che chi ha un reddito più alto vede «assottigliarsi» di più l’aumento netto: paga l’IRPEF marginale più elevata. L’ordine conta: prima si tolgono i contributi, ottenendo l’imponibile fiscale aggiuntivo, poi si applica l’IRPEF.

Un esempio pratico

Ipotizziamo un aumento lordo di 150 euro al mese. Tolti i contributi (circa il 9,19%, ossia poco meno di 14 euro), l’imponibile fiscale aggiuntivo è di circa 136 euro. Applicando un’aliquota marginale del 33% l’IRPEF aggiuntiva è di circa 45 euro, a cui si sommano le addizionali. Il netto dell’aumento si colloca così, in via puramente indicativa, intorno agli 85-90 euro mensili. Sono cifre esemplificative: il risultato esatto dipende dallo scaglione, dalle detrazioni e dalle addizionali del proprio Comune e della propria Regione.

Passaggio Importo indicativo
Aumento lordo mensile 150 €
− Contributi previdenziali (~9,19%) − ~14 €
= Imponibile fiscale aggiuntivo ~136 €
− IRPEF (aliquota marginale, es. 33%) + addizionali − ~45 € e oltre
= Netto indicativo in busta paga ~85-90 €

L’esempio usa il 33% (aliquota 2026 della fascia 28.000-50.000 euro) solo come aliquota plausibile: con uno scaglione più basso il netto sale, con uno più alto scende.

Una possibile attenuante: la detassazione

In alcune annualità il legislatore ha previsto forme di tassazione agevolata sugli incrementi contrattuali o su quote di salario, per ridurre il prelievo IRPEF. È un elemento che può cambiare il conto del netto e che va verificato anno per anno nelle norme della legge di bilancio: non è una regola permanente, ma una misura che torna periodicamente.

Spunti pratici

Tizio, funzionario, e Caio, operatore, ricevono entrambi un aumento lordo. Caio, con reddito più basso, si trova in busta paga una quota netta proporzionalmente maggiore, perché la sua aliquota marginale è più bassa. Tizio, con reddito più alto, vede invece «mangiarsi» di più l’aumento dall’IRPEF marginale. Lo stesso aumento lordo, insomma, vale netti diversi a seconda del reddito di partenza. Per stimare il proprio netto, la regola pratica è: togli circa un decimo per i contributi, poi applica la tua aliquota IRPEF marginale al resto.

Citazioni utili

Il prelievo fiscale segue gli artt. 11 e 13 del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR), che fissano gli scaglioni e le aliquote IRPEF e le detrazioni per lavoro dipendente: è la progressività di queste norme a determinare quanto dell’aumento lordo resta netto. La quota contributiva a carico del dipendente pubblico discende invece dalla disciplina della gestione previdenziale pubblica. Sono riferimenti strutturali: cambiano le percentuali nel tempo, ma il meccanismo — contributi prima, IRPEF marginale poi — resta lo stesso.

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Domande frequenti

Perché in busta paga arriva meno dell’aumento annunciato?

Perché l’importo annunciato è lordo: vanno tolti i contributi previdenziali (circa il 9,19%) e poi IRPEF e addizionali, calcolate con l’aliquota marginale.

Quanto è il netto di un aumento?

Dipende dal reddito, ma come ordine di grandezza spesso si colloca intorno al 60-70% del lordo. Eventuali detassazioni possono migliorare il risultato.

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Fonti

Avvertenza. Contenuto informativo e divulgativo, non costituisce consulenza legale o tributaria. I principi giurisprudenziali vanno sempre verificati nella versione aggiornata e calati nel caso concreto con l’assistenza di un professionista abilitato.

Domande frequenti

Perché in busta paga arriva meno dell'aumento annunciato?

Perché l'importo annunciato è lordo: vanno tolti i contributi previdenziali (intorno al 9,19%) e poi IRPEF e addizionali, calcolate con l'aliquota marginale dello scaglione più alto raggiunto.

Quanto è il netto di un aumento?

Dipende dal reddito, ma come ordine di grandezza si colloca spesso intorno al 60-70% del lordo. Eventuali detassazioni previste dalla legge di bilancio possono migliorare il risultato.

Cos'è l'aliquota marginale?

È l'aliquota IRPEF dello scaglione più alto che il reddito raggiunge: l'aumento, sommandosi al reddito esistente, viene tassato con quella, non con un'aliquota media.

Chi guadagna di più perde una quota maggiore dell'aumento?

In genere sì: a reddito più alto corrisponde un'aliquota marginale più elevata, quindi una quota maggiore dell'aumento lordo se ne va in IRPEF.

I contributi previdenziali si pagano sull'aumento?

Sì: la quota a carico del dipendente pubblico, intorno al 9,19% dell'imponibile, si applica anche all'incremento, riducendolo prima ancora del prelievo fiscale.

A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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