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Ultimo aggiornamento: 17 Maggio 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
In sintesi
  • Le corti di giustizia tributaria esercitano i poteri istruttori riconosciuti agli uffici tributari (accesso, richiesta dati e chiarimenti), ma nei soli limiti dei fatti dedotti dalle parti.
  • Possono disporre consulenza tecnica d'ufficio o richiedere relazioni a organi tecnici (es. Guardia di finanza, INPS, Agenzia delle entrate).
  • Dal 2022 è ammessa la prova testimoniale scritta ex art. 257-bis c.p.c., con eccezioni per atti facenti fede fino a querela di falso.
  • È vietato il giuramento; il giudice può disapplicare regolamenti e atti generali illegittimi.
  • Il comma 5-bis (introdotto da L. 130/2022) impone l'onere della prova all'amministrazione: il giudice annulla l'atto se la prova è contraddittoria o insufficiente.
Informazione giuridica di carattere generale — Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
Art. 7 Cont. Trib. – Poteri delle corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado

D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546 — testo aggiornato

1. Le corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado, ai fini istruttori e nei limiti dei fatti dedotti dalle parti, esercitano tutte le facoltà di accesso, di richiesta di dati, di informazioni e chiarimenti conferite agli uffici tributari ed all’ente locale da ciascuna legge d’imposta.

2. Le corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado, quando occorre acquisire elementi conoscitivi di particolare complessità, possono richiedere apposite relazioni ad organi tecnici dell’amministrazione dello Stato o di altri enti pubblici compreso il Corpo della Guardia di finanza, ovvero disporre consulenza tecnica. I compensi spettanti ai consulenti tecnici non possono eccedere quelli previsti dalla legge 8 luglio 1980, n. 319, e successive modificazioni e integrazioni.

3. […]

4. Non è ammesso il giuramento. La corte di giustizia tributaria, ove lo ritenga necessario ai fini della decisione e anche senza l’accordo delle parti, può ammettere la prova testimoniale, assunta con le forme di cui all’articolo 257-bis del codice di procedura civile. Nei casi in cui la pretesa tributaria sia fondata su verbali o altri atti facenti fede fino a querela di falso, la prova è ammessa soltanto su circostanze di fatto diverse da quelle attestate dal pubblico ufficiale. La notificazione dell’intimazione e del modulo di deposizione testimoniale, il cui modello, con le relative istruzioni per la compilazione, è reso disponibile sul sito istituzionale dal Dipartimento della Giustizia tributaria, può essere effettuata anche in via telematica. In deroga all’articolo 103-bis delle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile, se il testimone è in possesso di firma digitale, il difensore della parte che lo ha citato deposita telematicamente il modulo di deposizione trasmessogli dal testimone dopo che lo stesso lo ha compilato e sottoscritto in ogni sua parte con firma digitale apposta in base a un certificato di firma qualificato la cui validità non è scaduta ovvero che non è stato revocato o sospeso al momento della sottoscrizione.

5. Le corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado, se ritengono illegittimo un regolamento o un atto generale rilevante ai fini della decisione, non lo applicano, in relazione all’oggetto dedotto in giudizio, salva l’eventuale impugnazione nella diversa sede competente. 5 bis. L’amministrazione prova in giudizio le violazioni contestate con l’atto impugnato. Il giudice fonda la decisione sugli elementi di prova che emergono nel giudizio e annulla l’atto impositivo se la prova della sua fondatezza manca o è contraddittoria o se è comunque insufficiente a dimostrare, in modo circostanziato e puntuale, comunque in coerenza con la normativa tributaria sostanziale, le ragioni oggettive su cui si fondano la pretesa impositiva e l’irrogazione delle sanzioni. Spetta comunque al contribuente fornire le ragioni della richiesta di rimborso, quando non sia conseguente al pagamento di somme oggetto di accertamenti impugnati.

L'articolo 7 disciplina i poteri istruttori del giudice tributario ed è una norma profondamente trasformata dalla riforma del 2022 (L. 130/2022), che ha introdotto la prova testimoniale e ha riscritto le regole sull'onere della prova. È una delle disposizioni più rilevanti per chi prepara un ricorso, perché definisce cosa il giudice può fare e quali prove sono ammesse.

Poteri istruttori e principio dispositivo

Il giudice tributario può attivare in autonomia tutti i poteri di accesso e richiesta che la legge riconosce all'amministrazione finanziaria, ma nei limiti dei fatti dedotti dalle parti. È il principio dispositivo: il giudice non va alla ricerca di fatti nuovi, ma può approfondire quelli già introdotti dal ricorrente o dall'ufficio. In pratica, può ordinare l'esibizione di documenti, richiedere chiarimenti, disporre accessi presso uffici della PA, ma non sostituirsi alle parti nella raccolta del materiale probatorio.

Consulenza tecnica e relazioni tecniche

Per questioni complesse (perizie immobiliari, valutazioni d'azienda, ricostruzioni contabili) il giudice può nominare un CTU o chiedere una relazione a Guardia di finanza, INPS, Agenzia delle entrate, vigili del fuoco, ARPA. Il CTU presta giuramento e redige perizia; i compensi sono regolati dalle tariffe del DPR 115/2002 (testo unico spese di giustizia) e dalla L. 319/1980 richiamata.

La prova testimoniale: la grande novità 2022

Per decenni il processo tributario è stato definito "processo senza prova testimoniale". La L. 130/2022 ha introdotto al comma 4 la testimonianza scritta ex art. 257-bis c.p.c.: la corte può ammetterla anche senza accordo delle parti, ma con due paletti importanti. (1) Non vale contro fatti attestati in verbali della Guardia di finanza o in atti pubblici facenti fede fino a querela di falso (per quelli serve la querela di falso davanti al tribunale civile). (2) Si svolge per iscritto, tramite modulo predisposto dal Ministero, sottoscritto digitalmente o tradizionalmente dal testimone. Niente esame orale in udienza.

Il nuovo onere della prova: l'art. 7, comma 5-bis

La modifica più dirompente è il comma 5-bis: l'amministrazione prova in giudizio le violazioni contestate. La pretesa va supportata da prove circostanziate, puntuali e coerenti con la normativa sostanziale; in mancanza, il giudice annulla l'atto. La giurisprudenza ha chiarito (Cass. SS.UU. 2024) che non si tratta di una rivoluzione assoluta — l'onere probatorio dell'ente impositore era già ricavabile dai principi generali — ma di una codificazione che rafforza la posizione del contribuente, specie nelle presunzioni semplici. Resta a carico del contribuente la prova del diritto al rimborso e dei fatti modificativi/estintivi della pretesa.

Disapplicazione di regolamenti illegittimi

Il comma 5 attribuisce al giudice tributario il potere di disapplicare regolamenti e atti generali illegittimi (es. delibere comunali su aliquote IMU, decreti ministeriali su categorie catastali). La disapplicazione vale solo per il caso concreto e non annulla l'atto, che resta in piedi salvo impugnazione davanti al TAR.

Strategia difensiva

In sede di ricorso vale la pena chiedere espressamente: (a) la prova testimoniale scritta su fatti non documentali (es. consegne di merce, presenza in cantiere, comportamento del cliente); (b) la CTU se la pretesa si fonda su perizie tecniche dell'ufficio (valutazioni catastali, transfer pricing, ricostruzioni del magazzino); (c) la disapplicazione di delibere o regolamenti illegittimi se incidono direttamente sulla pretesa.

Domande frequenti

Posso chiedere di sentire testimoni nel ricorso tributario?

Sì, dal 2022 è ammessa la prova testimoniale scritta ex art. 257-bis c.p.c. (art. 7, comma 4). La corte la ammette anche senza accordo delle parti se la ritiene necessaria. Il testimone risponde per iscritto su modulo ministeriale. Limite: non si può contraddire ciò che è attestato in verbali della Guardia di finanza o in atti pubblici facenti fede fino a querela di falso.

Chi deve provare cosa nel processo tributario?

Dal 2022 (comma 5-bis) l'amministrazione prova in giudizio la fondatezza della pretesa e delle sanzioni con prove circostanziate e puntuali. Se la prova manca, è contraddittoria o insufficiente, il giudice annulla l'atto. Il contribuente conserva l'onere di provare i fatti costitutivi del diritto al rimborso e i fatti estintivi/modificativi (es. pagamento, prescrizione).

Posso ottenere una perizia d'ufficio dal giudice?

Sì. Il comma 2 prevede che la corte possa nominare un CTU (consulente tecnico d'ufficio) quando occorre acquisire elementi tecnici complessi: valutazioni immobiliari, perizie contabili, transfer pricing, valutazioni d'azienda. È utile chiederla espressamente in ricorso, indicando i quesiti e contestando la metodologia dell'ufficio. Il CTU presta giuramento e redige perizia.

Il giudice tributario può ignorare un regolamento comunale che ritiene illegittimo?

Sì, può disapplicarlo (comma 5) limitatamente al caso concreto. Tipico esempio: delibera comunale che modifica aliquote IMU oltre i limiti di legge, o regolamento TARI con criteri di calcolo distorti. La disapplicazione non annulla il regolamento, che resta in vigore per altri contribuenti salvo impugnazione davanti al TAR competente.

Posso giurare in giudizio per provare la mia versione?

No. Il giuramento (decisorio o suppletorio) è espressamente vietato nel processo tributario (art. 7, comma 4, primo periodo). Restano ammesse: prove documentali, dichiarazioni sostitutive di atto di notorietà (con valore probatorio limitato), prova testimoniale scritta dal 2022, presunzioni gravi precise e concordanti, CTU.

Andrea Marton, Tax Advisor e Responsabile Editoriale di La Legge in Chiaro
A cura di
Dott. Andrea Marton — Tax Advisor, Consulente Fiscale
Responsabile editoriale di La Legge in Chiaro per i 17 codici e testi unici italiani (Costituzione, C.C., C.P., C.P.C., C.P.P., C.d.S., Codice del Consumo, TUIR, T.U.IVA, T.U.B., IRAP, CCII, Antiriciclaggio, Successioni, Accertamento, T.U. Edilizia, Legge di Bilancio 2026). Contenuti redatti con linguaggio chiaro, fonti ufficiali aggiornate e revisione professionale a cura della Redazione. Profilo completo →
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