Art. 26 D.P.R. 600/1973 (Accertamento) – Ritenute sugli interessi e sui redditi di capitale [n.d.r. dal 2027 art. 48 del DLgs.
In vigore dal 1/1/1974
24.3.2025 n. 33] 1. I soggetti indicati nel comma 1 dell’articolo 23, che hanno emesso obbligazioni, titoli similari e cambiali finanziarie, operano una ritenuta del 20 per cento, con obbligo di rivalsa, sugli interessi ed altri proventi corrisposti ai possessori. (1) (2) (3) 2. L’Ente poste italiane e le banche operano una ritenuta del 27 per cento, con obbligo di rivalsa, sugli interessi ed altri proventi corrisposti ai titolari di conti correnti e di depositi, anche se rappresentati da certificati. La predetta ritenuta è operata dalle banche anche sui buoni fruttiferi da esse emessi. Non sono soggetti alla ritenuta: a) gli interessi e gli altri proventi corrisposti da banche italiane o da filiali italiane di banche estere a banche con sede all’estero o a filiali estere di banche italiane; b) gli interessi derivanti da depositi e conti correnti intrattenuti tra le banche ovvero tra le banche e l’Ente poste italiane; c) gli interessi a favore del Tesoro sui depositi e conti correnti intestati al Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, nonché gli interessi sul “Fondo di ammortamento dei titoli di Stato” di cui al comma 1 dell’articolo 2 della legge 27 ottobre 1993, n. 43 [n.d.r. leggasi 432], e sugli altri fondi finalizzati alla gestione del debito pubblico. (3) 3. Quando gli interessi ed altri proventi di cui al comma 2 sono dovuti da soggetti non residenti, la ritenuta ivi prevista è operata dai soggetti di cui all’articolo 23 che intervengono nella loro riscossione. […] (4) (2) (3) DPR 29.9.1973 n. 600 – Art. 26 26 3 bis. I soggetti indicati nel comma 1 dell’articolo 23, che corrispondono i proventi di cui alle lettere g-bis) e g-ter) del comma 1, dell’articolo 44 del testo unico delle imposte sui redditi approvato con il decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, ovvero intervengono nella loro riscossione operano sui predetti proventi una ritenuta con aliquota del 20 per cento ovvero con la minore aliquota prevista per le obbligazioni e gli altri titoli di cui all’articolo 31 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601 ed equiparati e dalle obbligazioni emesse dagli Stati inclusi nella lista di cui al decreto emanato ai sensi dell’articolo 168-bis, comma 1, del medesimo testo unico n. 917 del 1986 e obbligazioni emesse da enti territoriali dei suddetti Stati (5). Nel caso dei rapporti indicati nella lettera g-bis), la predetta ritenuta è operata, in luogo della ritenuta di cui al comma 3, anche sugli interessi e gli altri proventi maturati nel periodo di durata dei predetti rapporti. (6) (3) 4. Le ritenute previste nei commi da 1 a 3-bis sono applicate a titolo di acconto nei confronti di: a) imprenditori individuali, se i titoli, i depositi e conti correnti, nonché i rapporti da cui gli interessi ed altri proventi derivano sono relativi all’impresa ai sensi dell’articolo 77 [65] del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917; b) società in nome collettivo, in accomandita semplice ed equiparate di cui all’articolo 5 del testo unico delle imposte sui redditi; c) società ed enti di cui alle lettere a) e b) dell’articolo 87 [73] del medesimo testo unico e stabili organizzazioni nel territorio dello Stato delle società e degli enti di cui alla lettera d) del predetto articolo. La ritenuta di cui al comma 3-bis è applicata a titolo di acconto, qualora i proventi derivanti dai titoli sottostanti non sarebbero assoggettabili a ritenuta a titolo di imposta nei confronti dei soggetti a cui siano imputabili i proventi derivanti dai rapporti ivi indicati. Le predette ritenute sono applicate a titolo d’imposta nei confronti dei soggetti esenti dall’imposta sul reddito delle persone giuridiche ed in ogni altro caso. Non sono soggetti tuttavia a ritenuta i proventi indicati nei commi 3 e 3- bis corrisposti a società in nome collettivo, in accomandita semplice ed equiparate di cui all’articolo 5 del testo unico, alle società ed enti di cui alle lettere a) e b) dell’articolo 87 [73] del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e alle stabili organizzazioni delle società ed enti di cui alla lettera d) dello stesso articolo 87. (3) 5. I soggetti indicati nel primo comma dell’articolo 23 operano una ritenuta del 12,50 per cento a titolo d’acconto, con obbligo di rivalsa, sui redditi di capitale da essi corrisposti, diversi da quelli indicati nei commi precedenti e da quelli per i quali sia prevista l’applicazione di altra ritenuta alla fonte o di imposte sostitutive delle imposte sui redditi. Se i percipienti non sono residenti nel territorio dello Stato o stabili organizzazioni di soggetti non residenti la predetta ritenuta è applicata a titolo d’imposta ed è operata anche su i proventi conseguiti nell’esercizio d’impresa commerciale. […] (7) La predetta ritenuta è operata anche sugli interessi ed altri proventi dei prestiti di denaro corrisposti a stabili organizzazioni estere di imprese residenti, non appartenenti all’impresa erogante, e si applica a titolo di imposta sui proventi che concorrono a formare il reddito di soggetti non residenti ed a titolo d’acconto, in ogni altro caso. (3) 5 bis. Ferme restando le disposizioni in tema di riserva di attività per l’erogazione di finanziamenti nei confronti del pubblico di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385. (8)La ritenuta di cui al comma 5 non si applica agli interessi e altri proventi derivanti da finanziamenti a medio e lungo termine alle imprese erogati da enti creditizi stabiliti negli Stati membri dell’Unione europea, enti individuati all’articolo 2, paragrafo 5, numeri da 4) a 23), della direttiva 2013/36/UE, (9) imprese di assicurazione costituite e autorizzate ai sensi di normative emanate da Stati membri dell’Unione europea o investitori istituzionali esteri, ancorchè privi di soggettività tributaria, di cui all’articolo 6, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 1° aprile 1996, n. 239, soggetti a forme di vigilanza nei paesi esteri nei quali sono istituiti (10). (11) Note: (1) Comma sostituito dall’art. 2, comma 13, lett. a), n. 1), DL 13.8.2011 n. 138, convertito, con modificazioni, dalla L. 14.9.2011 n. 148. Ai sensi del successivo comma 24 la disposizione esplica effetto a decorrere dall’1.1.2012. Testo precedente: “I soggetti indicati nel primo comma dell’articolo 23, che hanno emesso obbligazioni e titoli similari operano una ritenuta del 27 per cento, con obbligo di rivalsa, sugli interessi ed altri proventi corrisposti ai possessori. L’aliquota della ritenuta è ridotta al DPR 29.9.1973 n. 600 – Art. 26 bis 27 12,50 per cento per le obbligazioni e titoli similari, con scadenza non inferiore a diciotto mesi, e per le cambiali finanziarie. Tuttavia, se i titoli indicati nel precedente periodo sono emessi da società o enti, diversi dalle banche, il cui capitale è rappresentato da azioni non negoziate in mercati regolamentati degli Stati membri dell’Unione europea e degli Stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo che sono inclusi nella lista di cui al decreto ministeriale emanato ai sensi dell’articolo 168-bis del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, ovvero da quote, l’aliquota del 12,50 per cento si applica a condizione che, al momento di emissione, il tasso di rendimento effettivo non sia superiore: a) al doppio del tasso ufficiale di riferimento, per le obbligazioni ed i titoli similari negoziati in mercati regolamentati degli Stati membri dell’Unione europea e degli Stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo che sono inclusi nella lista di cui al citato decreto, o collocati mediante offerta al pubblico ai sensi della disciplina vigente al momento di emissione; b) al tasso ufficiale di riferimento aumentato di due terzi, per le obbligazioni e i titoli similari diversi dai precedenti. Qualora il rimborso delle obbligazioni e dei titoli similari con scadenza non inferiore a diciotto mesi, abbia luogo prima di tale scadenza, sugli interessi e altri proventi maturati fino al momento dell’anticipato rimborso è dovuta dall’emittente una somma pari al 20 per cento.“ In precedenza il terzo periodo era stato sostituito dall’art. 1, comma 84, lett. a), n. 1, L. 24.12.2007 n. 244, pubblicata in G.U. 28.12.2007 n. 300, S.O. n. 285. La disposizione, ai sensi dell’art. 1, comma 88, della legge medesima, si applicava a decorrere dal periodo d’imposta che inizia successivamente alla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del DM del Ministro dell’Economia e delle Finanze emanato ai sensi dell’articolo 168-bis del TUIR; fino al periodo d’imposta precedente continuano ad applicarsi le disposizioni vigenti al 31.12.2007. (2) Per l’applicazione delle disposizioni di cui al presente comma, si vedano: – l’art. 32, comma 9, DL 22.6.2012 n. 83, come da ultimo modificato dall’art. 12, comma 5, DL 23.12.2013 n. 145; – l’art. 29, comma 3, DL 29.12.2011 n. 216, convertito, con modificazioni, dalla L. 24.2.2012 n. 14. (3) Ai sensi dell’art. 3 del DL 24.4.2014 n. 66, convertito, con modificazioni, dalla L. 23.6.2014 n. 89, le ritenute, le imposte sostitutive sugli interessi, premi e ogni altro provento di cui al presente articolo, ovunque ricorrano, sono stabilite nella misura del 26%. Prima dell’introduzione della disposizione sopracitata, la misura in vigore era il 20%, ai sensi dell’art. 2, comma 6, DL 13.8.2011 n. 138, convertito, con modificazioni, dalla L. 14.9.2011 n. 148. Decorrenza dell’applicazione della nuova aliquota del 26%: – ai redditi di capitale esigibili e ai redditi diversi realizzati a decorrere dall’1.7.2014 (principio generale); – agli interessi dei conti correnti, dei depositi, delle obbligazioni, titoli similari e cambiali finanziarie maturati a decorrere dall’1.7.2014; – agli interessi delle obbligazioni dei “grandi emittenti” e dei titoli assimilati di cui all’art. 2, comma 1, DLgs. n. 239/1996 maturati a decorrere dall’1.7.2014. (4) Periodi soppressi dall’art. 2, comma 13, lett. a), n. 2), DL 13.8.2011 n. 138, convertito, con modificazioni, dalla L. 14.9.2011 n. 148. Ai sensi del successivo comma 24 la disposizione esplica effetto a decorrere dall’1.1.2012. Testo precedente: “Qualora il rimborso delle obbligazioni e titoli similari con scadenza non inferiore a diciotto mesi emessi da soggetti non residenti, abbia luogo prima di tale scadenza, è dovuta dai percipienti una somma pari al 20 per cento degli interessi e degli altri proventi maturati fino al momento dell’anticipato rimborso. Tale somma è prelevata dai soggetti di cui all’articolo 23 che intervengono nella riscossione degli interessi ed altri proventi ovvero nel rimborso nei confronti di soggetti residenti.“. (5) Le parole “ovvero con la minore aliquota prevista per le obbligazioni e gli altri titoli di cui all’articolo 31 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601 ed equiparati e dalle obbligazioni emesse dagli Stati inclusi nella lista di cui al decreto emanato ai sensi dell’articolo 168-bis, comma 1, del medesimo testo unico n. 917 del 1986 e obbligazioni emesse da enti territoriali dei suddetti Stati.“ sono state sostituite alle precedenti “ovvero con la minore aliquota prevista per i titoli di cui alle lettere a) e b) del comma 7 dell’articolo 2 del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148” dall’art. 4, comma 7, DL 24.4.2014 n. 66, convertito, con modificazioni, dalla L. 23.6.2014 n. 89. (6) Comma sostituito dall’art. 2, comma 13, lett. a), n. 3), DL 13.8.2011 n. 138, come da ultimo modificato dall’art. 95, comma 1, lett. c), DL 24.1.2012 n. 1. Testo precedente: “I soggetti indicati nel comma 1 dell’articolo 23, che corrispondono i proventi di cui alle lettere g-bis) e g-ter) del comma 1, dell’articolo 44 del testo unico delle imposte sui redditi approvato con il decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, ovvero intervengono nella loro riscossione operano sui predetti proventi una ritenuta con aliquota del 20 per cento. Nel caso dei rapporti indicati nella lettera g-bis), la predetta ritenuta è operata, in luogo della ritenuta di cui al comma 3, anche sugli interessi e gli altri proventi maturati nel periodo di durata dei predetti rapporti”. (7) Periodo soppresso dall’art. 2, comma 13, lett. a), n. 4), DL 13.8.2011 n. 138, convertito, con modificazioni, dalla L. 14.9.2011 n. 148. Ai sensi del successivo comma 24 la disposizione esplica effetto a decorrere dall’1.1.2012. Testo precedente: “L’aliquota della ritenuta è stabilita al 27 per cento se i percipienti sono residenti negli Stati o territori diversi da quelli di cui al decreto ministeriale emanato ai sensi dell’articolo 168-bis del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.“. In precedenza il periodo era stato sostituito al precedente dall’art. 1, comma 84, lett. a) n. 2, L. 24.12.2007 n. 244, pubblicata in G.U. 28.12.2007 n. 300, S.O. n. 285. La disposizione, ai sensi dell’art. 1, comma 88, della legge medesima, si applicava a decorrere dal periodo d’imposta che inizia successivamente alla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del DM del Ministro dell’Economia e delle Finanze emanato ai sensi dell’articolo 168-bis del TUIR; fino al periodo d’imposta precedente continuano ad applicarsi le disposizioni vigenti al 31.12.2007. (8) Periodo inserito dall’art. 17, comma 2, DL 14.2.2016 n. 18, convertito, con modificazioni, dalla L. 8.4.2016 n. 49. (9) Le parole “enti individuati all’articolo 2, paragrafo 5, numeri da 4) a 23), della direttiva 2013/36/UE,“ sono state inserite dall’art. 10, comma 2, DL 12.9.2014 n. 133, convertito, con modificazioni, dalla L. 11.11.2014 n. 164. (10) Le parole “investitori istituzionali esteri, ancorchè privi di soggettività tributaria, di cui all’articolo 6, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 1° aprile 1996, n. 239, soggetti a forme di vigilanza nei paesi esteri nei quali sono istituiti” sono state sostituite alle precedenti “organismi di investimento collettivo del risparmio che non fanno ricorso alla leva finanziaria, ancorché privi di soggettività tributaria, costituiti negli Stati membri dell’Unione europea e negli Stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo inclusi nella lista di cui al decreto del Ministro dell’economia e delle finanze emanato ai sensi dell’articolo 168-bis del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917” dall’art. 6, comma 1, DL 24.1.2015 n. 3, convertito, con modificazioni, dalla L. 24.3.2015 n. 33. (11) Comma inserito dall’art. 22, comma 1, DL 24.6.2014 n. 91, convertito, con modificazioni, dalla L. 11.8.2014 n. 116.
In sintesi
Ambito applicativo: interessi su obbligazioni e titoli di debito
L’art. 26 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 è la norma fondamentale in materia di ritenuta sugli interessi e sui redditi di capitale. Disciplina le ritenute su due grandi categorie di proventi: gli interessi su obbligazioni, titoli similari e cambiali finanziarie (comma 1) e gli interessi su conti correnti e depositi bancari e postali (comma 2). La norma si integra con il D.Lgs. 1° aprile 1996, n. 239, che regola il regime fiscale dei «grandi emittenti» (Stato, enti pubblici, banche quotate) e con il D.Lgs. 21 novembre 1997, n. 461 in materia di redditi diversi di natura finanziaria.
Le aliquote previste dall’art. 26 hanno subito nel corso degli anni significative modifiche. In base al D.L. 24 aprile 2014, n. 66, convertito dalla L. 23 giugno 2014, n. 89, le ritenute, le imposte sostitutive e le aliquote sugli interessi, premi e ogni altro provento di cui all’art. 26 sono stabilite nella misura del 26%, con decorrenza 1° luglio 2014. L’aliquota del 26% sostituisce quelle precedenti (27% per conti correnti e depositi, 20% per obbligazioni) che erano rimaste in vigore fino al 30 giugno 2014.
Ritenuta su interessi di obbligazioni e titoli similari
Il comma 1 prevede che i soggetti indicati nell’art. 23, comma 1, che hanno emesso obbligazioni, titoli similari e cambiali finanziarie, operino una ritenuta del 26% (testo coordinato con il D.L. n. 66/2014) sugli interessi e altri proventi corrisposti ai possessori. L’obbligo di rivalsa è strutturale: l’emittente deve trattenere la ritenuta sugli interessi lordi e versarla all’erario, riconoscendo al possessore solo gli interessi netti. Rientrano nella nozione di «titoli similari» le obbligazioni convertibili, i certificati di investimento, i buoni di cassa, le polizze a contenuto finanziario e altri strumenti di debito a reddito fisso.
Il comma 3-bis estende la ritenuta del 26% (o di aliquota minore per titoli privilegiati) ai proventi derivanti dai contratti di pronti contro termine e di riporto su titoli (art. 44, comma 1, lettere g-bis e g-ter, del TUIR), operata dai sostituti che corrispondono tali proventi o intervengono nella loro riscossione.
Ritenuta su interessi bancari e postali
Il comma 2 disciplina la ritenuta operata da banche e Poste italiane sugli interessi e altri proventi corrisposti ai titolari di conti correnti e di depositi. L’aliquota è del 26% (post D.L. n. 66/2014). La ritenuta è operata anche sui buoni fruttiferi emessi dalle banche. Sono escluse dalla ritenuta le seguenti categorie: interessi corrisposti da banche italiane a banche estere o a filiali estere di banche italiane; interessi su depositi e conti correnti interbancari o banca-Poste; interessi a favore del Tesoro su conti intestati al Ministero dell’economia e delle finanze, nonché interessi sul Fondo di ammortamento dei titoli di Stato.
Il comma 3 prevede che, quando gli interessi di conti correnti e depositi siano dovuti da soggetti non residenti, la ritenuta sia operata dai soggetti indicati nell’art. 23 che intervengono nella riscossione. Si tratta tipicamente delle banche italiane che, quale agente pagatore o intermediario finanziario, incassano per conto del cliente italiano interessi maturati su depositi esteri.
Titolo della ritenuta: acconto o imposta finale
Il comma 4 distingue i casi in cui la ritenuta è applicata a titolo di acconto (deducibile dall’imposta in dichiarazione) da quelli in cui è applicata a titolo d'imposta (definitiva). La ritenuta è applicata a titolo di acconto per: imprenditori individuali (se i titoli o i depositi sono relativi all’impresa); società di persone (s.n.c. e s.a.s.); società di capitali e enti commerciali residenti e stabili organizzazioni di soggetti non residenti. In tutti gli altri casi (persone fisiche non imprenditori, enti non commerciali, soggetti esenti dall’IRES) la ritenuta è a titolo d'imposta.
Una deroga rilevante riguarda i proventi interbancari: non sono soggetti a ritenuta i proventi di conti correnti e depositi corrisposti a s.n.c., s.a.s., s.p.a., s.r.l., cooperative e stabili organizzazioni di soggetti non residenti, in quanto per tali soggetti la tassazione degli interessi bancari avviene in sede di determinazione del reddito d'impresa.
Esenzione per finanziamenti a lungo termine da investitori istituzionali UE
Il comma 5-bis, introdotto dal D.L. 24 giugno 2014, n. 91, esclude dalla ritenuta del comma 5 gli interessi e altri proventi derivanti da finanziamenti a medio e lungo termine alle imprese erogati da enti creditizi stabiliti in altri Stati UE, enti individuati dalla Direttiva 2013/36/UE, imprese di assicurazione UE e investitori istituzionali esteri soggetti a forme di vigilanza nel paese di istituzione. L’esenzione risponde all’obiettivo di attrarre capitali esteri per il finanziamento delle imprese italiane, rimuovendo l’ostacolo della ritenuta sull’interesse pagato agli investitori stranieri.
Domande frequenti
Qual è l’aliquota della ritenuta sugli interessi bancari e obbligazionari?
Dal 1° luglio 2014 l’aliquota è uniforme al 26% per tutte le tipologie di interessi e proventi disciplinati dall’art. 26 (obbligazioni, conti correnti, depositi, buoni fruttiferi). Prima di tale data erano in vigore aliquote differenziate (27% per i depositi bancari, 20% per le obbligazioni).
La ritenuta sugli interessi bancari è definitiva o scomputabile in dichiarazione?
Dipende dalla natura del percipiente. Per le persone fisiche non imprenditori e gli enti non commerciali è definitiva (a titolo d'imposta): gli interessi netti non vanno dichiarati. Per imprenditori individuali, società di persone e di capitali è a titolo di acconto: va indicata in dichiarazione e scomputata dall’IRPEF o IRES dovuta.
Gli interessi tra banche sono soggetti a ritenuta?
No. Il comma 2, lettera b), dell’art. 26 esclude dalla ritenuta gli interessi derivanti da depositi e conti correnti intrattenuti tra le banche o tra le banche e Poste italiane. Analogamente, sono esclusi gli interessi corrisposti da banche italiane a banche estere o a filiali estere di banche italiane.
Un’impresa che percepisce interessi da obbligazioni deve dichiarare tali proventi?
Sì. La ritenuta è applicata a titolo di acconto per le imprese (imprenditori individuali, s.n.c., s.a.s., società di capitali). Gli interessi vanno inclusi nel reddito d'impresa e la ritenuta subita viene scomputata dall’IRPEF o IRES dovuta in dichiarazione. Se gli interessi provengono da depositi bancari tra imprese, non è operata alcuna ritenuta.
I finanziatori esteri che prestano denaro a imprese italiane subiscono la ritenuta?
In linea generale sì, ma il comma 5-bis prevede un’esenzione importante: non sono soggetti a ritenuta gli interessi su finanziamenti a medio e lungo termine alle imprese italiane erogati da enti creditizi UE, assicurazioni UE e investitori istituzionali esteri vigilati. L’esenzione mira a favorire l’accesso delle imprese al credito internazionale.