Indice
  1. La guida
  2. Domande frequenti

La guida

Il 1° gennaio 2027 non porta nuove imposte: porta nuovi numeri. E i numeri stanno dentro modelli, software, clausole contrattuali, lettere d’incarico, informative e carte di lavoro. Questa è la lista delle cose da guardare in uno studio, in ordine di rischio: dalle più insidiose, che sbagliano senza dare segnali, alle più visibili.

In sintesi

1. I rinvii «statici» nei contratti e negli incarichi

È la voce più rischiosa perché non produce errori visibili: produce clausole che non dicono più nulla. Un contratto che rinvia «all’art. 67 del TUIR» per definire una plusvalenza, una lettera d’incarico che richiama «l’art. 21 del D.P.R. 633» per la fatturazione, uno statuto che cita «l’art. 73 del TUIR» per la residenza dell’ente: dal 2027 rinviano ad articoli abrogati.

Che fare: nei nuovi testi preferire la formula dinamica («ai sensi della disciplina vigente in materia di…», oppure «ai sensi dell’art. X del TUIR, e successivamente della corrispondente disposizione del testo unico delle imposte sui redditi»). Sui contratti di durata già in essere, valutare un aggiornamento in occasione del primo rinnovo.

2. I riferimenti dentro il software e i modelli interni

Ogni studio ha carte di lavoro, fogli di calcolo e note standard in cui l’articolo è scritto come testo fisso: la nota sull’indeducibilità, il prospetto delle plusvalenze, il calcolo del pro rata. Vanno censiti ora e aggiornati nel 2026, perché è l’attività che richiede più tempo e meno competenza specialistica: si può pianificare.

Un avvertimento: non fare la conversione in automatico. Una sostituzione «cerca e sostituisci» sui numeri di articolo produce errori gravi sul lato IVA, dove la numerazione è tutta diversa, e sbaglia in modo silenzioso sugli articoli con suffissi ordinali alti.

3. Le informative e i materiali ai clienti

Le note che lo studio manda ai clienti — la circolare sul forfettario, quella sulle detrazioni, il promemoria sugli adempimenti — citano articoli. Dal 2027 vanno ristampate. È anche un’occasione: una comunicazione che spiega al cliente che la sua norma cambia numero ma non contenuto previene le telefonate allarmate di gennaio.

4. Le posizioni a cavallo fra i due regimi

Qui serve competenza, non censimento. Le situazioni da guardare per tempo sono quelle in cui un’operazione iniziata sotto il TUIR produce effetti dopo il 2027:

5. La tavola di concordanza interna, con una data sopra

Serve, ma va costruita con due cautele. La prima: datarla. I testi unici sono già stati modificati dopo la pubblicazione — quindici articoli del testo unico dei redditi nell’agosto 2026 — quindi una tabella senza data non è verificabile. La seconda: controllare le rubriche. Se il numero nuovo porta una rubrica che parla d’altro rispetto all’articolo di partenza, la riga è sbagliata: è il controllo più economico e quello che trova più errori.

Che cosa NON fare nel 2026

Il calendario minimo

Quando Che cosa
Entro il 2026 Censire i rinvii statici in contratti, incarichi, modelli e carte di lavoro. Passare alle formule dinamiche nei nuovi testi.
Autunno 2026 Costruire la tavola di concordanza interna, datata, verificata sulle rubriche. Aggiornare il software e i prospetti.
Dicembre 2026 Rileggere la tavola: i testi unici possono essere stati modificati ancora. Informativa ai clienti.
Dal 1° gennaio 2027 Nuovi numeri negli atti nuovi. Per il periodo d’imposta 2026, ancora TUIR e D.P.R. 633.
Contenuto redatto con l’assistenza di strumenti di intelligenza artificiale (L. 132/2025). La selezione delle fonti, la verifica sui testi ufficiali e la revisione finale sono a cura del responsabile editoriale. Metodo editoriale →

Domande frequenti

Qual è il rischio maggiore del passaggio ai testi unici?

I rinvii statici: una clausola contrattuale o un riferimento in un software che dal 2027 punta a un articolo abrogato. Non produce un errore visibile, produce una disposizione che non dice più nulla.

Conviene usare formule dinamiche nei nuovi contratti?

Sì. Una formula del tipo «ai sensi della disciplina vigente in materia di…», o il doppio richiamo all'articolo attuale e alla corrispondente disposizione del nuovo testo unico, evita di dover riaprire l'atto nel 2027.

Si può fare la conversione dei riferimenti in automatico?

È sconsigliato. Sul lato IVA la numerazione è del tutto diversa, e la sostituzione meccanica sbaglia in modo silenzioso sugli articoli con suffissi ordinali alti. Ogni riga della tabella va verificata confrontando le rubriche.

Quali posizioni vanno guardate per tempo?

Quelle che iniziano sotto il TUIR e producono effetti dopo il 2027: rateizzazioni pluriennali di plusvalenze, perdite riportabili, crediti d'imposta da utilizzare, operazioni straordinarie con effetti differiti, opzioni pluriennali come consolidato e trasparenza, contenzioso e accertamenti sugli anni fino al 2026.

Che cosa non va fatto nel 2026?

Riscrivere gli atti in corso con i nuovi numeri, archiviare le circolari sul TUIR come superate, e prendere il banner di abrogazione di Normattiva come prova che la norma non si applica più.

A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. È un progetto individuale: la selezione delle fonti, la stesura dei commenti e la revisione sono curate direttamente dall’autore. I contenuti hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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