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Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

Perché il passaggio generazionale è una priorità fiscale e giuridica

Ogni anno migliaia di imprenditori italiani affrontano la stessa domanda: come trasferire l’azienda di famiglia ai figli senza che il Fisco eroda una quota consistente del suo valore? La questione non riguarda solo il risparmio d’imposta in senso stretto, ma la sopravvivenza stessa dell’impresa. Un trasferimento mal pianificato può costringere i successori a liquidare asset o contrarre debiti per pagare le imposte, mettendo a rischio la continuità operativa.

L’ordinamento italiano offre due strumenti tra loro complementari: il patto di famiglia (artt. 768-bis e ss. c.c.), che consente di anticipare in vita il trasferimento dell’azienda con piena stabilità giuridica, e l’esenzione dall’imposta sulle successioni e donazioni prevista dall’art. 3, comma 4-ter, del D.Lgs. 31 ottobre 1990, n. 346 (Testo Unico Successioni e Donazioni, di seguito TUS), che azzera l’imposta sul trasferimento stesso — a determinate condizioni.

Questa guida esamina entrambi gli strumenti in profondità, con attenzione ai dubbi che nelle ricerche ordinarie non trovano risposta: l’esenzione vale anche per le ditte individuali? Una partecipazione di minoranza è esclusa? Cosa succede se si vende la quota entro cinque anni? La liquidazione dei legittimari non partecipanti è tassata?

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Il patto di famiglia: struttura e funzionamento (artt. 768-bis–768-octies c.c.)

Cos’è e chi può stipularlo

Il patto di famiglia è un contratto con cui l’imprenditore trasferisce, in tutto o in parte, l’azienda (o le partecipazioni societarie) a uno o più discendenti, con il consenso del coniuge e di tutti gli altri soggetti che, al momento della stipula, sarebbero legittimari se si aprisse la successione (art. 768-quater, comma 1, c.c.). La legge istitutiva è la L. 14 febbraio 2006, n. 55, che ha introdotto nel codice civile gli artt. 768-bis–768-octies.

L’istituto è riservato ai soli imprenditori (anche individuali) e ai titolari di partecipazioni in società. Non è esteso a generici trasferimenti di ricchezza: l’oggetto deve essere l’azienda o le quote. La forma richiesta è l’atto pubblico (art. 768-ter c.c.), a pena di nullità.

La liquidazione degli altri legittimari

I legittimari non assegnatari hanno diritto a ricevere, dai beneficiari del trasferimento, una somma corrispondente alla quota di legittima che avrebbero avuto sull’azienda trasferita, calcolata al momento della stipula (art. 768-quater, commi 2-3, c.c.). Questa liquidazione può avvenire in denaro o, con il consenso di tutti, con beni in natura. L’imprenditore può anticipare direttamente la liquidazione a proprio carico.

Un punto critico: i legittimari sopravvenuti (ad esempio un figlio nato o riconosciuto dopo il patto) non partecipano al patto ma possono agire — entro due anni dall’apertura della successione — per ottenere la corrispondente liquidazione dai beneficiari (art. 768-sexies c.c.).

La stabilità: perché il patto supera le azioni di riduzione

Il vantaggio più rilevante del patto di famiglia rispetto a una semplice donazione è la stabilità. I beni trasferiti con il patto non sono soggetti alle azioni di riduzione e di collazione (art. 768-quater, comma 4, c.c.): i beni dell’impresa non rientrano nell’asse ereditario, e i beneficiari non devono temere che, all’apertura della successione, altri eredi impugnino il trasferimento. Ciò garantisce continuità operativa e certezza della proprietà.

Per questo motivo il patto di famiglia è preferibile — ai soli fini della stabilità giuridica — anche a una donazione dell’azienda, che invece rimane soggetta all’azione di riduzione per vent’anni dalla stipula.

Scioglimento e modifica

Il patto può essere sciolto o modificato con un nuovo contratto in forma di atto pubblico, con il consenso di tutti i partecipanti originari ancora in vita (art. 768-septies c.c.). In alternativa, uno qualsiasi dei contraenti può recedere entro il termine e con le modalità stabilite nel patto stesso.

L’esenzione dall’imposta sulle successioni e donazioni (art. 3, comma 4-ter, TUS)

La norma e i beneficiari

L’art. 3, comma 4-ter, del D.Lgs. 346/1990 stabilisce che i trasferimenti di aziende o rami di aziende, di quote sociali e di azioni effettuati a favore dei discendenti (figli, nipoti, ecc.) o del coniuge — sia tramite successione mortis causa sia tramite donazione, patto di famiglia o altro atto a titolo gratuito — sono esclusi dall’imposta sulle successioni e donazioni, a determinate condizioni.

La norma non prevede franchigie o soglie: l’esenzione è totale, indipendentemente dal valore dell’azienda o della partecipazione trasferita.

Condizioni per l’esenzione: tabella riepilogativa

Tipo di bene trasferito Condizione sull’assetto proprietario Obbligo post-trasferimento
Azienda o ramo d’azienda (inclusa ditta individuale) Nessuna condizione specifica sulla quota; è sufficiente il trasferimento dell’intera azienda o ramo Continuare l’esercizio dell’attività d’impresa per almeno 5 anni
Quote di società di persone (SNC, SAS, ecc.) Nessuna condizione specifica sulla quota; il trasferimento deve riguardare quote che consentano la prosecuzione dell’attività Continuare l’esercizio dell’attività d’impresa per almeno 5 anni
Azioni/quote di società di capitali (SpA, SRL, ecc.) Il trasferimento deve riguardare una partecipazione che integri o consenta l’acquisizione del controllo ai sensi dell’art. 2359, comma 1, n. 1, c.c. (maggioranza dei voti nell’assemblea ordinaria) Detenere il controllo per almeno 5 anni dalla data del trasferimento

In tutti i casi, i beneficiari devono rendere, contestualmente alla presentazione della dichiarazione di successione o dell’atto di donazione, una dichiarazione di impegno alla continuazione dell’attività o alla detenzione del controllo per il periodo minimo di cinque anni.

La decadenza: cosa accade se si viola il vincolo quinquennale

Se i beneficiari cedono l’azienda, la quota o le azioni prima del decorso dei cinque anni, decade il beneficio dell’esenzione. Le conseguenze sono triplici: il beneficiario è tenuto a versare l’imposta sulle successioni e donazioni (con le aliquote ordinarie e le franchigie di legge applicabili alla data dell’originario trasferimento), le relative sanzioni e gli interessi di mora. L’Ufficio delle Entrate emette avviso di liquidazione entro i termini ordinari di decadenza.

Eccezione rilevante: la decadenza non si verifica se la cessione avviene nell’ambito di operazioni straordinarie (fusione, scissione, conferimento) a condizione che la continuità dell’attività sia assicurata dal soggetto risultante e il cessionario si impegni a rispettare il vincolo residuo. Su questo punto la prassi dell’Agenzia delle Entrate riconosce la neutralità delle operazioni di riorganizzazione che non interrompono l’attività d’impresa.

La ditta individuale è esente? E la holding?

Ditta individuale: sì, l’esenzione si applica

La norma cita espressamente le «aziende»: la ditta individuale trasferita al discendente è quindi esente, purché il beneficiario prosegua l’attività d’impresa per almeno cinque anni. Non è richiesto che il figlio assuma il ruolo di imprenditore individuale a titolo personale fin dall’atto di trasferimento, ma è necessario che l’attività economica continui (ad esempio, conferendo l’azienda in una società di nuova costituzione di cui il figlio detiene il controllo).

Partecipazione di minoranza in una società di capitali: NON è esente

Questo è uno dei punti più insidiosi. Per le società di capitali, la legge richiede che il trasferimento «integri o consenta l’acquisizione del controllo» ex art. 2359, comma 1, n. 1, c.c. — vale a dire la maggioranza dei voti esercitabili nell’assemblea ordinaria. Una partecipazione del 20%, del 30% o anche del 49% (salvo patti parasociali non computabili ai fini fiscali) non è sufficiente: il trasferimento sconterebbe la normale imposta sulle donazioni o successioni con le aliquote e franchigie ordinarie.

Attenzione: se i genitori trasferiscono complessivamente una quota di controllo tra più figli (ad esempio il 60% diviso tra tre fratelli), la dottrina prevalente ritiene applicabile l’esenzione se, dopo il trasferimento, uno dei beneficiari detiene la maggioranza, oppure se più discendenti agiscono congiuntamente. La questione è tuttavia dibattuta in assenza di una risoluzione ufficiale specifica su questo scenario.

La holding di famiglia: un caso ibrido

Nel caso frequente di una holding familiare che detiene partecipazioni di controllo in una o più sub-holding operative, il trasferimento delle quote della capogruppo al discendente può beneficiare dell’esenzione se quel trasferimento gli attribuisce il controllo della holding. La «presa di controllo» si misura a livello della società i cui titoli sono oggetto di donazione, non a livello delle partecipate indirette. Il soggetto che riceve le quote della holding deve mantenere il controllo sulla holding stessa per i cinque anni: eventuali cessioni di partecipate operative non determinano decadenza, se il controllo della capogruppo rimane invariato.

Per approfondire la creazione di strutture holding in sede di riorganizzazione d’impresa, si rimanda alla guida Conferimento d’azienda e di partecipazioni 2026: come creare una holding senza tassare la plusvalenza.

Il coordinamento tra patto di famiglia ed esenzione fiscale

Il patto di famiglia e l’esenzione di cui all’art. 3, comma 4-ter, TUS sono pienamente cumulabili: il patto è uno degli atti a titolo gratuito cui si applica l’esenzione. Ciò significa che, stipulando un patto di famiglia in forma di atto pubblico, l’imprenditore ottiene simultaneamente:

Come si tassa la liquidazione dei legittimari non assegnatari?

La liquidazione che i beneficiari del patto versano agli altri legittimari — in denaro o in natura — è soggetta all’imposta di successione e donazione secondo le ordinarie aliquote e franchigie (ad esempio: 4% con franchigia di 1 milione di euro per i trasferimenti tra genitori e figli; 6% con franchigia di 100.000 euro tra fratelli; ecc.). Tuttavia, qualora la liquidazione sia corrisposta direttamente dall’imprenditore (e non dai beneficiari dell’azienda), il trattamento fiscale è il medesimo, configurandosi un’ulteriore donazione indiretta.

In sintesi: l’esenzione riguarda il nucleo principale del trasferimento (l’azienda o le partecipazioni); la liquidazione ai legittimari non partecipanti segue il regime ordinario.

Il D.Lgs. 139/2024: cosa cambia (e cosa non cambia) dal 1° gennaio 2025

Il D.Lgs. 18 settembre 2024, n. 139 (attuativo della delega fiscale) ha riformato in modo significativo l’imposta sulle successioni e donazioni, con effetto dal 1° gennaio 2025. Per quanto riguarda l’art. 3, comma 4-ter, le modifiche più rilevanti riguardano:

Si segnala che l’art. 139/2024 ha anche rivisto le aliquote e le franchigie ordinarie applicabili ai trasferimenti non esenti (rilevanti per la liquidazione dei legittimari nel patto di famiglia), ma questo esula dall’ambito della presente guida.

Le imposte indirette residue: ipotecaria e catastale

L’esenzione dall’imposta sulle successioni e donazioni non elimina automaticamente le imposte ipotecaria e catastale nei trasferimenti che includono beni immobili. Se l’azienda trasferita comprende immobili iscritti in catasto, si applicheranno:

Esistono tuttavia agevolazioni: in caso di trasferimento di azienda che comprende immobili strumentali destinati all’attività, alcune pronunce e la prassi amministrativa riconoscono l’applicazione delle imposte ipotecaria e catastale in misura fissa (200 euro ciascuna) quando il trasferimento integra i requisiti dell’esenzione di cui all’art. 3, comma 4-ter. Il punto non è completamente cristallizzato in giurisprudenza: è consigliabile verificare caso per caso.

Pianificazione: passi operativi consigliati

Un passaggio generazionale pianificato per tempo consente di ottimizzare sia il profilo giuridico sia quello fiscale. I passaggi essenziali sono i seguenti:

Per una visione d’insieme sugli strumenti di pianificazione patrimoniale e successoria, si veda anche Passaggio generazionale d’impresa: patto di famiglia ed esenzione e Patto di famiglia: trasferire l’impresa ai figli senza liti.

Domande frequenti

Il patto di famiglia richiede il consenso di tutti i legittimari o solo di quelli presenti?

L’art. 768-quater, comma 1, c.c. richiede la partecipazione al contratto di tutti i soggetti che, al momento della stipula, rivestono la qualità di legittimari (coniuge e figli, anche adottivi; in mancanza di figli, gli ascendenti). L’assenza anche di uno solo di essi rende il patto annullabile (non nullo) su istanza del legittimario assente. È quindi prassi del notaio verificare la lista completa dei legittimari prima della stipula. I legittimari che non vogliono partecipare possono rinunciare con atto separato.

Se il figlio vende l’azienda dopo tre anni, chi paga le imposte?

Il beneficiario che viola il vincolo quinquennale è personalmente responsabile del pagamento dell’imposta di successione o donazione (con sanzioni e interessi), come se il trasferimento non avesse mai beneficiato dell’esenzione. L’Ufficio emette un avviso di liquidazione nei confronti del beneficiario decaduto. Non c’è responsabilità solidale dell’imprenditore cedente originario, salvo diversa previsione contrattuale.

L’esenzione si applica anche se il figlio riceve le quote tramite testamento (successione mortis causa)?

Sì. L’art. 3, comma 4-ter, TUS si applica sia ai trasferimenti per causa di morte (successione legittima o testamentaria) sia ai trasferimenti a titolo gratuito inter vivos (donazione, patto di famiglia). Le condizioni — discendenti o coniuge come beneficiari, controllo per le partecipazioni di capitali, obbligo quinquennale — sono identiche in entrambe le ipotesi. La dichiarazione di impegno è resa in sede di dichiarazione di successione.

La quota del socio in una SNC trasferita al figlio è esente?

Sì, per le società di persone (SNC, SAS) la norma non richiede la soglia del controllo: è sufficiente che il trasferimento riguardi una quota che consenta al beneficiario di continuare l’esercizio dell’attività d’impresa, e che egli la continui effettivamente per cinque anni. Anche una quota di minoranza in una SNC è potenzialmente esente, purché il beneficiario partecipi all’attività della società come socio attivo.

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A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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