← Torna a Codice di Procedura Penale
Ultimo aggiornamento: 14 Maggio 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
Informazione giuridica di carattere generale — Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
Art. 326 c.p.p. – Finalità delle indagini preliminari

In vigore dal 24 ottobre 1989 (D.P.R. 447/1988)

1. Il pubblico ministero (50 s.) e la polizia giudiziaria (55 s.) svolgono, nell’ambito delle rispettive attribuzioni, le indagini necessarie per le determinazioni inerenti all’esercizio dell’azione penale.

In sintesi

  • Le indagini preliminari hanno per scopo raccogliere elementi per decidere se esercitare l'azione penale o archiviare il fascicolo
  • Il PM e la polizia giudiziaria operano ciascuno secondo le proprie competenze e funzioni
  • La finalità delle indagini è esclusivamente processuale, non punitiva o amministrativa
  • Le indagini devono essere complete, imparziali e documentate nel fascicolo
  • Non esiste obbligo di perseguire un reato a fronte di indagini concluse, ma solo dove presenti i presupposti di legge

Il pubblico ministero e la polizia giudiziaria svolgono indagini preliminari necessarie per le determinazioni relative all'esercizio dell'azione penale, ciascuno nell'ambito delle proprie attribuzioni.

Ratio

L'art. 326 c.p.p. definisce la finalità costituzionale delle indagini preliminari: raccogliere elementi di prova per consentire al PM di assumere consapevolmente la decisione cruciale di esercitare l'azione penale (rinvio a giudizio) oppure di chiedere l'archiviazione. Questa norma riflette il principio del contraddittorio posticipato: durante le indagini non esiste yet un'accusa formale, ma solo una «ricerca della verità» affidata al PM e alla polizia giudiziaria.

La ratio è garantire che l'esercizio dell'azione penale non avvenga in modo arbitrario o su dati insufficienti, ma sulla base di una ricostruzione consapevole dei fatti. Le indagini sono dunque lo strumento attraverso il quale si filtra l'enorme mole di notizie di reato che giungono agli organi di polizia, concentrando il processo penale sui casi dove sussistono realmente elementi di responsabilità.

Analisi

La norma è molto sintetica: due soli soggetti sono chiamati a svolgere indagini, il PM (di cui all'art. 50 c.p.p.) e la polizia giudiziaria (art. 55 ss. c.p.p.), «nell'ambito delle rispettive attribuzioni». Ciascuno ha funzioni specifiche: il PM dirige le indagini (art. 327 c.p.p.) e decide come svilupparle, mentre la polizia giudiziaria esegue i compiti operativi (esecuzione di perquisizioni, interrogatori, sequestri) con obbligo di informare il PM.

Le indagini «necessarie» significa che non devono essere né eccessive né insufficienti, ma proporzionate e razionali. La loro finalità è esplicitamente quella della «determinazione» riguardante «l'esercizio dell'azione penale»: dunque, raccogliere elementi per una decisione consapevole sulla prosecuzione del procedimento. Questo esclude sia una ricerca della verità assoluta (come in un'inchiesta amministrativa) sia una raccolta di prove ai soli fini punitivi.

Quando si applica

L'art. 326 si applica a tutte le indagini preliminari, dal momento della ricezione della notizia di reato fino alla decisione finale del PM (rinvio a giudizio, richiesta d'archiviazione, o altre determinazioni quali estinzione, remissione del privato danneggiato). Nell'ambito di un reato di furto aggravato, il PM incarica la squadra mobile di effettuare sopralluoghi, acquisire telecamere di videosorveglianza, interrogare testimoni e il presunto autore. Tutti questi atti rientrano nelle «indagini necessarie» di cui all'art. 326.

Un secondo esempio: nel procedimento per violenza sessuale, il PM dispone perizie psicologiche sulla vittima, analisi forense su campioni biologici, e richiede filmati di telecamere pubbliche. Questi atti, benché complessi e plurimi, rimangono «indagini preliminari» finché il PM non ha concluso la raccolta di dati utili per scegliere se rinviare a giudizio o archiviare il fascicolo.

Connessioni

L'art. 326 c.p.p. si collega strettamente all'art. 327 c.p.p. (Direzione delle indagini preliminari), che stabilisce che il PM dirige le indagini. Si integra con gli artt. 50 ss. c.p.p. (PM e suoi compiti), 55 ss. c.p.p. (polizia giudiziaria), 330 ss. c.p.p. (acquisizione notizie di reato). Per quanto riguarda i fini della decisione, rinvia agli artt. 405 c.p.p. (chiusura indagini), 415 c.p.p. (esercizio azione penale), e 416 c.p.p. (richiesta archiviazione). La norma si radica inoltre nei principi costituzionali artt. 24 Cost. (diritto di difesa) e 111 Cost. (equo processo).

Domande frequenti

Il PM è obbligato a esercitare l'azione penale una volta concluse le indagini e raccolti elementi di responsabilità?

No. L'art. 326 c.p.p. sancisce che le indagini sono finalizzate al compimento delle «determinazioni inerenti all'esercizio dell'azione penale», non all'esercizio automatico. Il PM gode di discrezionalità nell'interpretazione degli elementi raccolti e può, anche in presenza di indizi, decidere di chiedere l'archiviazione per insufficienza di prove, per motivi di opportunità, o in ossequio a direttive del Procuratore Generale.

La polizia giudiziaria può svolgere indagini autonomamente senza il controllo del PM?

In base all'art. 326 e seguenti (specialmente art. 327), le indagini sono dirette dal PM. La polizia giudiziaria può svolgere attività preliminari di propria iniziativa (art. 348 c.p.p.), ad esempio segnalazioni di reati e accertamenti iniziali, ma l'indagine vera e propria deve essere coordinata dal PM, che ne è il responsabile direttore.

Quali sono i criteri per stabilire se le indagini sono state «complete» oppure sono state interrotte prematuramente?

Non esiste uno standard astratto di completezza. Il PM deve raccogliere gli elementi «necessari», cioè proporzionati alla natura e alla gravità del reato e al grado di prova disponibile. Se il PM decide di archiviare pur essendo disponibili ulteriori linee di indagine, la difesa può contestare l'archiviazione entro 20 giorni, consentendo al GIP di valutare se la richiesta è contraria a norma. Non è ammissibile un'indagine «infinita»; deve esistere un ragionevole punto di chiusura.

L'art. 326 c.p.p. consente indagini a carico di imputato ignoto, oppure le indagini devono sempre mirare a una persona specifica?

Le indagini preliminari possono essere svolte anche quando il responsabile non è ancora stato identificato. In questo caso si parla di «indagini a carico di persona ignota» e rimangono nelle mani del PM fino all'identificazione del sospettato, momento dal quale iniziano i meccanismi di comunicazione della notizia di reato (art. 369 c.p.p.). L'art. 326 non pone alcuna limitazione in merito.

Se il PM conclude le indagini preliminari, la polizia giudiziaria può continuare a raccogliere prove su sua iniziativa?

No. Una volta che il PM ha chiuso il fascicolo con rinvio a giudizio o archiviazione, le indagini preliminari sono formalmente concluse (art. 405 c.p.p.). La polizia giudiziaria non può proseguire a raccogliere prove per conto suo, salvo se il PM, in corso di dibattimento, dispone nuove indagini. Tuttavia, se emerge un reato nuovo e connesso, il PM può riaprire le indagini preliminari.

Ultimo aggiornamento redazionale: 2026-05-09
A cura di
Dott. Andrea Marton — Tax Advisor, Consulente Fiscale
Responsabile editoriale di La Legge in Chiaro per i principali codici italiani (C.C., C.P., C.P.C., C.P.P., Costituzione, C.d.S., Codice del Consumo, TUIR, T.U.IVA, T.U.B.). Contenuti redatti con linguaggio chiaro, fonti ufficiali aggiornate e revisione professionale a cura della Redazione.
Avvertenza: il testo è pubblicato a fini informativi e divulgativi. Per casi specifici è sempre consigliato rivolgersi a un professionista abilitato.