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Ultimo aggiornamento: 14 Maggio 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
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Art. 2127 c.c. Divieto d’interposizione nel lavoro a cottimo

In vigore

È vietato all’imprenditore di affidare a propri dipendenti lavori a cottimo da eseguirsi da prestatori di lavoro assunti e retribuiti direttamente dai dipendenti medesimi. In caso di violazione di tale divieto, l’imprenditore risponde direttamente, nei confronti dei prestatori di lavoro assunti dal proprio dipendente, degli obblighi derivanti dai contratti di lavoro da essi stipulati.

In sintesi

  • Divieto assoluto di subappalto cottimistico: e vietato all'imprenditore affidare lavori a cottimo ai propri dipendenti perche siano eseguiti da lavoratori da questi assunti.
  • Responsabilita diretta dell'imprenditore: in caso di violazione, l'imprenditore risponde direttamente verso i lavoratori assunti dal proprio dipendente per gli obblighi dei loro contratti.
  • Tutela dei lavoratori di secondo livello: chi lavora alle dipendenze del dipendente ha un'azione diretta contro l'imprenditore principale.
  • Prevenzione dello sfruttamento: la norma impedisce che l'interposto (il dipendente-cottimista) eroda i diritti dei lavoratori che gestisce.
  • Collegamento con il divieto di interposizione: la disposizione si inscrive nel piu ampio sistema di lotta alla interposizione di manodopera.

Il fenomeno del subappalto cottimistico

L'art. 2127 c.c. contrasta una pratica che poteva tradursi in una forma di sfruttamento della manodopera: l'imprenditore assegnava a un proprio dipendente una quota di lavoro a cottimo (cioe retribuito in base alla quantita di output prodotto), e questo dipendente, invece di eseguirla personalmente, ingaggiava a propria volta altri lavoratori ai quali trasferiva il cottimo, trattenendo un margine per se. Il risultato era che i lavoratori di secondo livello, quelli assunti dal dipendente, erano sostanzialmente alle dipendenze dell'imprenditore principale, senza pero avere un contratto formale con lui e senza godere delle tutele legali che ne avrebbero dovuto conseguire.

Il divieto e la sua struttura

Il primo comma vieta all'imprenditore di affidare ai propri dipendenti lavori a cottimo «da eseguirsi da prestatori di lavoro assunti e retribuiti direttamente dai dipendenti medesimi». La fattispecie richiede dunque: (a) un rapporto principale tra imprenditore e suo dipendente; (b) un lavoro affidato a cottimo; (c) l'esecuzione del cottimo da parte di terzi lavoratori assunti e retribuiti direttamente dal dipendente. La norma non vieta il lavoro a cottimo in quanto tale, ne le forme legittime di appalto, ma specificamente questa catena interpositoria che si sviluppa all'interno di un'azienda con lavoratori formalmente dipendenti del dipendente.

La responsabilita diretta dell'imprenditore

La conseguenza fondamentale della violazione e la responsabilita diretta dell'imprenditore: questo risponde, nei confronti dei lavoratori assunti dal proprio dipendente, degli obblighi derivanti dai contratti di lavoro da essi stipulati. In pratica, Tizio che lavora per Caio (imprenditore) assume Sempronio e Mevio per eseguire il cottimo: se Caio viola il divieto, Sempronio e Mevio potranno agire direttamente contro Caio per il pagamento delle retribuzioni, dei contributi, del TFR e di ogni altro diritto contrattuale, pur non avendo mai avuto un contratto formale con lui.

Collegamento con la disciplina dell'interposizione di manodopera

L'art. 2127 va letto in connessione con l'evoluzione normativa in materia di somministrazione e appalto di manodopera. La L. 1369/1960 aveva ampliato il divieto di interposizione a ogni forma di appalto di mere prestazioni di lavoro, introducendo la responsabilita solidale dell'appaltante. Il D.Lgs. 276/2003 (Legge Biagi) ha poi ridisegnato il confine tra appalto lecito (anche di manodopera, tramite agenzie autorizzate) e interposizione illecita. L'art. 2127 mantiene la propria rilevanza per lo specifico caso del subappalto cottimistico endoaziendale, che nessuna di queste norme successive ha inteso legittimare.

Sanzioni e rimedi

La violazione del divieto produce due effetti: sul piano civile, la responsabilita diretta dell'imprenditore verso i lavoratori di secondo livello; sul piano lavoristico, i rapporti instaurati dai dipendenti intermediari con i terzi lavoratori possono essere riqualificati come rapporti diretti con l'imprenditore principale, con tutte le conseguenti tutele (contratto collettivo applicabile, contributi previdenziali, TFR, etc.). L'Ispettorato Nazionale del Lavoro puo contestare la violazione in sede ispettiva e irrogare le sanzioni previste dalla normativa vigente in materia di lavoro irregolare.

Domande frequenti

Cosa vieta l'art. 2127 del Codice Civile?

Vieta all'imprenditore di affidare lavori a cottimo ai propri dipendenti perche li facciano eseguire da lavoratori assunti e retribuiti direttamente dai dipendenti stessi.

Chi puo agire contro l'imprenditore in caso di violazione?

I lavoratori assunti dal dipendente possono agire direttamente contro l'imprenditore principale per ottenere retribuzione, TFR e ogni altro diritto derivante dai loro contratti.

La norma vieta il lavoro a cottimo in generale?

No, vieta solo la specifica catena interpositoria in cui un dipendente assume a sua volta altri lavoratori per eseguire il cottimo assegnatogli dall'imprenditore.

Come si collega l'art. 2127 alle norme sull'interposizione di manodopera?

Si inserisce nel sistema di contrasto all'interposizione illecita, complementare alla L. 1369/1960 e al D.Lgs. 276/2003, per lo specifico caso del subappalto cottimistico endoaziendale.

Quali conseguenze ha la violazione per i rapporti di lavoro?

I rapporti con i lavoratori di secondo livello possono essere riqualificati come contratti diretti con l'imprenditore, con applicazione del CCNL, contributi previdenziali e TFR.

A cura di
Dott. Andrea Marton — Tax Advisor, Consulente Fiscale
Responsabile editoriale di La Legge in Chiaro per i principali codici italiani (C.C., C.P., C.P.C., C.P.P., Costituzione, C.d.S., Codice del Consumo, TUIR, T.U.IVA, T.U.B.). Contenuti redatti con linguaggio chiaro, fonti ufficiali aggiornate e revisione professionale a cura della Redazione.
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