Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Casi pratici
  4. Domande frequenti
  5. Vedi anche

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

Art. 203 c.p.p. – Informatori della polizia giudiziaria e dei servizi di sicurezza

Testo vigente – D.P.R. 447/1988 (aggiornato da Normattiva)

Informatori della polizia giudiziaria e dei servizi di sicurezza

1. Il giudice non può obbligare gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria nonché il personale dipendente dai servizi >per le informazioni e la sicurezza militare o democratica a rivelare i nomi dei loro informatori. Se questi non sono esaminati >come testimoni, le informazioni da essi fornite non possono essere acquisite né utilizzate.

1-bis. L’inutilizzabilità opera anche nelle fasi diverse dal dibattimento, se gli informatori non sono stati interrogati ne assunti a sommarie informazioni

In sintesi

  • Protezione assoluta dei nomi degli informatori presso polizia giudiziaria e servizi di sicurezza militare o democratica.
  • Se l'informatore non è esaminato come testimone in dibattimento, le informazioni da lui fornite non possono essere acquisite né utilizzate.
  • L'inutilizzabilità opera anche nelle fasi diverse dal dibattimento (indagini preliminari, rito abbreviato) se l'informatore non è stato interrogato o non ha reso sommarie informazioni.
  • Protezione estesa anche al comma 1-bis alle fasi preparatorie del processo.
Indice dei contenuti

Il giudice non può rivelare i nomi degli informatori di polizia giudiziaria e servizi di sicurezza, con inutilizzabilità della loro informazione se non interrogati come testimoni.

Ratio

L'articolo 203 tutela una categoria specifica di soggetti: gli informatori della polizia e dei servizi di sicurezza. A differenza del giornalista che protegge la fonte per libertà di stampa (articolo 200 comma 3), l'informatore di polizia è protetto perché la sua identità espone a rischi concreti di rappresaglia da parte di organizzazioni criminali. Un informatore dentro una mafia che diviene noto è praticamente deceduto. La norma costruisce un incentivo: solo se l'informatore è identificato e diviene testimone pubblico (con conseguenti rischi) l'informazione può essere usata. In caso contrario, l'informazione rimane informale e inutilizzabile, perché il giudice non può validare informazioni anonime e potenzialmente infondate.

Analisi

La struttura è binaria. Comma 1: il giudice non può obbligare ufficiali di polizia a rivelare nomi (obbligatorietà del silenzio, non facoltà). Se l'informatore non è stato assunto come testimone formale in dibattimento, le sue informazioni non possono essere acquisite né utilizzate (meccanismo di prova contrattuale: non testimone = non prova). Comma 1-bis: estensione alle fasi pre-dibattimentali (indagini preliminari, fase accelerata, rito abbreviato), eliminando una lacuna originaria. L'inutilizzabilità è conseguenza processuale di mancata sottrazione a contraditorio.

Quando si applica

Ogni volta che un testimone mafioso confessa collaborando col pm, ma il pm vuole mantenere nascosto il nome dell'informatore che aveva rivelato lo stesso fatto. Analoga situazione per operazioni sotto copertura: un infiltrato riferisce al suo superiore informazioni su un traffico di droga, ma si vuole usare l'informazione senza esporre l'infiltrato. Se l'informatore non è escusso in dibattimento, il giudice scarta l'informazione e ne dichiara inutilizzabilità. Conseguenza pratica: il pm è incentivato a neutralizzare gli informatori come testimoni pubblici (pentiti, infiltrati dichiarati) per poter usarne le informazioni, oppure a fondare l'accusa su prove autonome.

Connessioni

Articoli 66 Costituzione (protezione testimoni), 191 c.p.p. (esclusione delle prove illegittime), 200 c.p.p. (segreto professionale e protezione giornalisti), 201-202 c.p.p. (segreti di ufficio e di Stato). Leggi speciali: L. 82/1991 (protezione testimoni di mafia), protocolli Dna sulla protezione di infiltrati.

Casi pratici

Caso 1: Caso 1

Una fonte anonima dentro la 'ndrangheta informa il carabiniere Tizio che il clan di Caio nasconde armi in uno specifico nascondiglio. Il carabiniere non identifica la fonte negli atti. Il pm usa l'informazione per ottenere mandato di perquisizione, e trova effettivamente le armi. Nel dibattimento, il giudice chiede al carabiniere di identificare la fonte. Il carabiniere rifiuta, invocando protezione per l'informatore (articolo 203). Siccome la fonte non è testimone formale e le armi sono state trovate solo in base all'informazione coperta, il giudice dichiara inutilizzabile la perquisizione, e conseguentemente inutilizzabili le armi. La prova è scartata.

Caso 2: Caso 2

Mevio, pentito di mafia, collabora con il pm e rivela che Sempronio ha commesso un omicidio. Il pm vuole usare la collaborazione di Mevio per inchiodare Sempronio, ma teme per la sicurezza di Mevio. Se il pm fa testimoniare Mevio in dibattimento (pur con schermature, protezione della voce, ecran), allora Mevio diviene testimone pubblico e la sua informazione è legalmente utilizzabile. Se invece il pm tenta di usare la confessione di Mevio senza farlo testimoniare formalmente, il giudice scarta il contributo di Mevio per effetto dell'articolo 203.

Domande frequenti

Se una fonte anonima fornisce informazioni, il giudice può utilizzarle per condannare?

No. L'articolo 203 impedisce l'acquisizione e l'utilizzo di informazioni da informatore non reso testimone formale. Il giudice può usare l'informazione solo per avviare investigazioni, non come prova nel processo.

Un pentito di mafia deve testimoniare in aula, o può restare anonimo?

Deve essere escusso come testimone formale in dibattimento, possibilmente con protezioni tecniche (voci alterate, video-collegamento, ecran) per la sua sicurezza. Solo così la sua dichiarazione diviene legittima come prova.

Se l'informatore è morto, le informazioni diventano utilizzabili?

L'articolo 203 non contiene eccezione per morte. Tuttavia, è discutibile se l'inutilizzabilità persista: la ragione della protezione (sicurezza personale) viene meno con la morte. Questione ancora non definitivamente risolta in giurisprudenza.

Cosa accade se il carabiniere mente sul nome dell'informatore?

Se il carabiniere rivela falsamente che l'informatore è una taliana persona, sta violando il segreto. Se deliberatamente, commette un reato. Il giudice può sanzionare il carabiniere, ma la prova resta inutilizzabile per proteggere comunque l'informatore.

Un infiltrato della polizia è considerato informatore ai sensi dell'articolo 203?

Sì, in genere. Se un agente sotto copertura fornisce informazioni senza testificare pubblicamente, le informazioni sono inutilizzabili. Il pm deve far testimoniare l'agente oppure provare i fatti con prove autonome.

Ultimo aggiornamento redazionale: 2026-05-09
Vedi anche
A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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