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Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

Una recensione negativa ma vera e misurata è esercizio del diritto di critica: è lecita, anche se ti danneggia. Diventa illecita quando è falsa (fatti inventati, autore che non è mai stato tuo cliente) oppure gratuitamente offensiva: in quel caso può essere diffamazione (art. 595 c.p.) e illecito civile (art. 2043 c.c.). Puoi chiederne la rimozione alla piattaforma, agire in giudizio per il risarcimento e presentare querela entro 3 mesi da quando l’hai scoperta.

Diritto di critica o diffamazione? I tre limiti (verità, pertinenza, continenza)

La libertà di esprimere un giudizio negativo su un’attività commerciale o su un professionista è tutelata: un cliente scontento può raccontare la sua esperienza e dare un voto basso. La giurisprudenza, però, traccia un confine preciso. La critica resta lecita solo se rispetta tre condizioni che operano insieme.

In pratica: «ho aspettato un’ora e il piatto era freddo», se vero, è critica lecita. «Ladri, avvelenano i clienti» riferito a fatti mai avvenuti, oppure insulti personali al titolare, superano il limite e possono integrare la diffamazione. Quando la recensione è comunicata a una pluralità di persone — ed è ciò che accade per definizione su Google o TripAdvisor, leggibili da chiunque — ricorre l’elemento della comunicazione con più soggetti richiesto dall’art. 595 c.p. La diffusione tramite internet è inoltre considerata forma di pubblicità, con un trattamento aggravato.

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La recensione di chi non è mai stato cliente

Il caso più insidioso è la recensione di chi non ha mai avuto alcun rapporto con te: un falso cliente, un profilo fake, un concorrente che vuole abbassarti la media. Qui non c’è nemmeno il punto di partenza della critica lecita, perché manca la verità del fatto: l’esperienza raccontata non è mai avvenuta.

Questa situazione può rilevare su più piani:

Distinguere «cliente scontento» da «mai stato cliente» è spesso decisivo: nel primo caso devi muoverti sul terreno della continenza; nel secondo puoi attaccare direttamente la falsità.

Come farla rimuovere

La rimozione segue di norma una scala di passaggi, dal più rapido al più impegnativo.

  1. Segnalazione alla piattaforma. Google e TripAdvisor mettono a disposizione moduli per segnalare una recensione che viola le linee guida: recensione falsa o fake, conflitto di interessi, contenuto offensivo o non pertinente. È il primo strumento, gratuito e immediato. Conserva sempre uno screenshot della recensione con data e URL prima che venga eventualmente modificata o cancellata.
  2. Diffida. Se conosci l’autore, una diffida formale (anche tramite legale) può chiedere la rimozione del contenuto e la cessazione della condotta, mettendo in mora prima dell’azione giudiziale.
  3. Ruolo del provider e della piattaforma. La piattaforma che ospita i contenuti è un hosting provider. In base al quadro europeo (Direttiva e-commerce e oggi il Digital Services Act — Reg. UE 2022/2065, pienamente applicabile dal 17 febbraio 2024) non ha un obbligo generale di sorveglianza preventiva, ma deve attivarsi per rimuovere o disabilitare un contenuto illecito una volta che ne abbia effettiva conoscenza, tipicamente a seguito di una segnalazione idonea o di un ordine dell’autorità. La segnalazione documentata serve quindi anche a far scattare la responsabilità della piattaforma in caso di inerzia.
  4. Ricorso all’autorità giudiziaria. Se la piattaforma non rimuove, puoi rivolgerti al giudice per ottenere un ordine di rimozione e un’inibitoria (anche in via d’urgenza nei casi più gravi), oltre al risarcimento.

Come scoprire chi l’ha scritta

Le recensioni sono spesso firmate con nickname o profili anonimi. Tu non hai il potere di obbligare Google o TripAdvisor a consegnarti i dati dell’autore: serve, di regola, un provvedimento del giudice. La via tipica è chiedere all’autorità giudiziaria un ordine di esibizione o di acquisizione dei dati identificativi (account, indirizzo IP, log di accesso) nei confronti della piattaforma. In sede penale, dopo la querela, è il pubblico ministero che può disporre gli accertamenti tecnici per risalire all’autore. Questo passaggio è essenziale quando vuoi agire contro la persona fisica e non solo ottenere la cancellazione del contenuto.

Cosa puoi ottenere

Gli strumenti a disposizione sono cumulabili e si muovono su binari diversi.

Caso pratico

Tizio gestisce un ristorante. Sulla scheda Google compaiono due recensioni a una stella. La prima è di Caio, cliente reale: «servizio lento, antipasto arrivato dopo 40 minuti, non torno». È un fatto vero, raccontato senza insulti: rientra nel diritto di critica e Tizio difficilmente otterrà la rimozione, perché manca l’illecito; potrà al massimo rispondere pubblicamente in modo professionale.

La seconda è di Sempronio, che scrive: «cucina sporca, mi hanno intossicato, gestori truffatori». Tizio verifica le prenotazioni e i conti: Sempronio non risulta essere mai stato suo cliente, e il profilo è collegato a un locale concorrente della zona. Qui il quadro cambia. Tizio fa subito uno screenshot con URL e data, segnala la recensione a Google come falsa e in conflitto di interessi, e invia una diffida. Poiché la recensione attribuisce fatti gravi e falsi (intossicazione, truffa) ed è pubblica, Tizio presenta querela per diffamazione entro 3 mesi dalla scoperta e, in parallelo, valuta l’azione civile per il risarcimento del danno alla reputazione e — trattandosi di un concorrente — per concorrenza sleale per denigrazione. Per identificare con certezza Sempronio dietro il nickname, chiede al giudice l’acquisizione dei dati dalla piattaforma.

La differenza tra i due casi è tutta qui: la critica vera e misurata si subisce, la falsità e l’offesa gratuita si combattono.

A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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