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Ultimo aggiornamento: 14 Maggio 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
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Art. 1343 c.c. Causa illecita

In vigore

La causa è illecita quando è contraria a norme imperative, all’ordine pubblico o al buon costume.

In sintesi

  • Causa illecita: la causa del contratto è illecita quando è contraria a norme imperative, all'ordine pubblico o al buon costume.
  • Nullità del contratto: il contratto con causa illecita è nullo ai sensi dell'art. 1418 c.c.
  • Causa concreta vs astratta: la giurisprudenza moderna valuta la causa in concreto, cioè la funzione economico-individuale perseguita dalle parti nel caso specifico.
  • Distinzione: la causa illecita va distinta dal motivo illecito (art. 1345 c.c.) e dall'oggetto illecito (art. 1346 c.c.).

La causa del contratto è illecita quando è contraria a norme imperative, all'ordine pubblico o al buon costume. Il contratto con causa illecita è nullo (art. 1418 c.c.). La valutazione della causa è oggi prevalentemente condotta in concreto: rileva la funzione economico-sociale effettivamente perseguita nel contratto specifico.

Nozione di causa e causa illecita

La causa del contratto è, nella tradizione giuridica italiana, la funzione economico-sociale che il tipo contrattuale è destinato a realizzare: la causa della compravendita è lo scambio cosa-prezzo; quella del mutuo è il prestito temporaneo di denaro con obbligo di restituzione; quella della donazione è il trasferimento a titolo gratuito per spirito di liberalità. L'articolo 1343 c.c. stabilisce che la causa è illecita quando contrasta con tre parametri: (a) norme imperative: regole inderogabili poste a tutela di interessi generali (es. la causa di un contratto di intermediazione in operazioni di usura è illecita per violazione della l. 108/1996); (b) ordine pubblico: insieme di principi fondamentali dell'ordinamento che le parti non possono derogare; (c) buon costume: insieme di regole etiche minime che l'ordinamento riconosce come vincolanti (es. contratto con cui ci si impegna a commettere un reato).

La causa in concreto: evoluzione giurisprudenziale

La dottrina classica identificava la causa con la funzione tipica del contratto (causa astratta o tipica). La giurisprudenza più recente, inaugurata dalla sentenza Cass. SS.UU. n. 500/1999 e sviluppata da Cass. n. 10490/2006, ha adottato il criterio della causa in concreto: la funzione economico-individuale che quel determinato contratto, tra quelle parti, in quel contesto, è destinato a realizzare. Questa evoluzione ha conseguenze rilevanti per l'illiceità: non basta che il tipo astratto sia lecito; se la funzione concreta perseguita dalle parti è illecita, la causa è illecita. Ad esempio: una vendita immobiliare è causalmente lecita in astratto, ma se è strumento di riciclaggio la causa concreta è illecita.

Conseguenze della causa illecita: nullità

Il contratto con causa illecita è nullo (art. 1418 co. 2 c.c.): nullità assoluta, rilevabile d'ufficio, imprescrittibile, insanabile, opponibile a chiunque. La nullità per causa illecita si distingue dall'annullabilità: quest'ultima è una forma di invalidità relativa, rilevabile solo dalla parte legittimata, e può essere convalidata. Le conseguenze restitutorie sono regolate dagli artt. 2033 ss. c.c. (ripetizione dell'indebito); tuttavia, se entrambe le parti erano in dolo e il contratto aveva causa contraria al buon costume, si applica l'art. 2035 c.c. (soluti retentio): chi ha eseguito la prestazione non può ripeterla.

Distinzione da fattispecie contigue

La causa illecita va distinta da: (a) oggetto illecito (art. 1346 c.c.): illiceità che riguarda la prestazione in sé; (b) motivo illecito comune (art. 1345 c.c.): illiceità del movente soggettivo condiviso da entrambe le parti; (c) frode alla legge (art. 1344 c.c.): contratto lecito nella forma che persegue il risultato vietato da una norma imperativa. In pratica le categorie si sovrappongono: un contratto in frode alla legge ha causa illecita (realizza il risultato vietato), così come il contratto mosso da motivo illecito comune può avere causa illecita se il motivo è entrato nella struttura causale del negozio.

Connessioni con altre norme

L'art. 1343 va letto con l'art. 1344 c.c. (frode alla legge), l'art. 1345 c.c. (motivo illecito), l'art. 1418 c.c. (cause di nullità) e l'art. 2035 c.c. (soluti retentio). Per il diritto internazionale privato, l'illiceità della causa è valutata secondo la lex causae.

Domande frequenti

Qual è la differenza tra causa illecita e oggetto illecito del contratto?

La causa (art. 1343 c.c.) è la funzione economico-sociale del contratto; l'oggetto (art. 1346 c.c.) è la prestazione concreta. Un contratto di compravendita ha causa lecita (scambio cosa-prezzo) ma oggetto illecito se la cosa è fuori commercio (es. stupefacenti). Viceversa, una compravendita avente per oggetto un bene lecito ha causa illecita se è strumento di riciclaggio.

Un contratto nullo per causa illecita può essere convalidato?

No. La nullità è assoluta, insanabile e imprescrittibile. Le parti non possono convalidarla, né il giudice può ridurne le conseguenze. Il contratto è improduttivo di effetti ab initio. L'unico effetto attenuativo è l'art. 2035 c.c. (soluti retentio), che impedisce la ripetizione di quanto prestato in esecuzione di un contratto contrario al buon costume.

La causa in concreto può rendere illecito un contratto tipicamente lecito?

Sì. Se le parti usano uno schema contrattuale tipicamente lecito (es. compravendita, locazione) per perseguire una funzione concreta vietata dall'ordinamento (es. riciclaggio, evasione fiscale strutturata, finanziamento di attività criminali), la causa concreta è illecita e il contratto è nullo ex art. 1418 c.c.

Chi può far valere la nullità per causa illecita?

Chiunque vi abbia interesse, anche una parte contraente, e il giudice d'ufficio. La nullità assoluta è opponibile erga omnes. Diversamente dall'annullabilità (relativa, riservata a chi è stato leso), la nullità per causa illecita non ammette sanatoria né convalida e non è soggetta a prescrizione (art. 1422 c.c.).

A cura di
Dott. Andrea Marton — Tax Advisor, Consulente Fiscale
Responsabile editoriale di La Legge in Chiaro per i principali codici italiani (C.C., C.P., C.P.C., C.P.P., Costituzione, C.d.S., Codice del Consumo, TUIR, T.U.IVA, T.U.B.). Contenuti redatti con linguaggio chiaro, fonti ufficiali aggiornate e revisione professionale a cura della Redazione.
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