Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Casi pratici
  4. Domande frequenti
  5. Vedi anche

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

Art. 647 c.p.p. – Risarcimento del danno e riparazione

Testo vigente – D.P.R. 447/1988 (aggiornato da Normattiva)

Risarcimento del danno e riparazione

1. Nel caso previsto dall’articolo 630 comma 1 lettera d), lo Stato, se ha corrisposto la riparazione, si surroga, fino alla concorrenza della somma pagata, nel diritto al risarcimento dei danni contro il responsabile.

In sintesi

  • Disciplina la surrogazione dello Stato nei diritti risarcitori a seguito di riparazione per errore giudiziario.
  • Opera nell'ipotesi di revisione fondata sulla falsità di atti o prove (art. 630, comma 1, lett. d).
  • Se lo Stato ha corrisposto la riparazione, si surroga nel diritto al risarcimento contro il responsabile.
  • La surroga è limitata alla concorrenza della somma effettivamente pagata.
  • Mira a far gravare il costo dell'ingiusta condanna su chi l'ha causata con condotte fraudolente.
Indice dei contenuti

L'art. 647 del codice di procedura penale regola un aspetto particolare della riparazione per errore giudiziario: la surrogazione dello Stato nel diritto al risarcimento del danno verso il responsabile, quando la riparazione sia stata corrisposta in conseguenza di una revisione fondata su atti o prove falsi. La norma chiude il cerchio di un sistema che, da un lato, indennizza chi è stato ingiustamente condannato e, dall'altro, fa in modo che il peso economico di tale indennizzo possa essere recuperato nei confronti di chi, con la propria condotta fraudolenta, ha determinato l'errore giudiziario.

Il contesto: la revisione e la riparazione per errore giudiziario

La revisione è il mezzo straordinario di impugnazione che consente di rimettere in discussione una sentenza di condanna definitiva quando emergano elementi tali da dimostrare l'innocenza del condannato. Tra i casi di revisione, l'art. 630, comma 1, lettera d), contempla l'ipotesi in cui la condanna sia stata pronunciata in conseguenza di falsità in atti o in giudizio o di altro fatto previsto dalla legge come reato. Chi è stato ingiustamente condannato e poi prosciolto in sede di revisione ha diritto a una riparazione, ossia a un indennizzo per la detenzione patita e per il pregiudizio subito.

La surrogazione dello Stato

L'art. 647 stabilisce che, nel caso previsto dall'art. 630, comma 1, lettera d), lo Stato, se ha corrisposto la riparazione, si surroga nel diritto al risarcimento dei danni contro il responsabile. La surrogazione è un meccanismo per cui chi ha pagato subentra nella posizione creditoria del soggetto soddisfatto: lo Stato, avendo indennizzato la vittima dell'errore giudiziario, acquista il diritto che la vittima avrebbe avuto verso chi ha causato il danno, potendo agire direttamente contro il responsabile.

Il limite della somma pagata

La surrogazione opera fino alla concorrenza della somma pagata. È un limite quantitativo preciso: lo Stato può recuperare solo quanto ha effettivamente corrisposto a titolo di riparazione, non di più. La norma non attribuisce allo Stato un diritto al risarcimento autonomo e ulteriore, ma il diritto a rivalersi dell'esborso sostenuto. Questo equilibrio evita che la surrogazione si trasformi in fonte di lucro per l'erario e la àncora alla sua funzione propria: trasferire il costo dell'ingiusta condanna su chi l'ha provocata.

Il responsabile dell'errore giudiziario

Il responsabile contro cui lo Stato si surroga è colui che, con la propria condotta, ha determinato l'errore giudiziario nei termini previsti dall'art. 630, comma 1, lettera d): tipicamente chi ha posto in essere la falsità in atti o in giudizio o l'altro fatto costituente reato che ha condotto alla condanna ingiusta. La logica è chiara: non è giusto che il costo della riparazione gravi definitivamente sulla collettività quando l'errore è stato causato dal comportamento fraudolento di un soggetto individuabile. La surroga consente di traslare quel costo su chi ne è responsabile.

La funzione complessiva del meccanismo

L'art. 647 realizza un duplice obiettivo. Da un lato garantisce alla vittima dell'errore giudiziario una riparazione tempestiva ed effettiva, a carico dello Stato, senza che essa debba attendere l'esito di un'azione contro il responsabile, spesso incerta. Dall'altro tutela le finanze pubbliche, consentendo allo Stato di recuperare l'esborso da chi ha causato il danno. Il sistema combina così la tutela dell'innocente con la responsabilizzazione di chi ha provocato l'ingiusta condanna, distribuendo correttamente l'onere economico.

I rapporti con la responsabilità del responsabile

La surrogazione presuppone l'esistenza di un diritto al risarcimento verso il responsabile, fondato sulle regole generali della responsabilità civile per il fatto illecito. Lo Stato non vanta una pretesa nuova, ma quella stessa pretesa che spettava alla vittima, nei limiti dell'esborso sostenuto. L'azione di rivalsa segue quindi i principi ordinari in materia di accertamento della responsabilità e del nesso causale tra la condotta fraudolenta e il danno conseguente alla condanna ingiusta.

Significato pratico

La disposizione assume rilievo nei casi, fortunatamente non frequenti, in cui un errore giudiziario derivi da falsità o condotte fraudolente. In tali ipotesi, la persona ingiustamente condannata ottiene la riparazione dallo Stato, e questo recupera quanto pagato agendo contro il responsabile. L'art. 647 esprime così un principio di equità sostanziale: chi subisce l'ingiustizia viene tutelato dalla collettività, ma il costo finale ricade su chi ha tradito la funzione della giustizia con la propria condotta illecita.

Il coordinamento con la responsabilità civile

La surrogazione dello Stato si fonda su un preesistente diritto al risarcimento, governato dai principi generali della responsabilità civile. L'accertamento della responsabilità del soggetto che ha causato l'errore giudiziario richiede la prova della condotta illecita, del danno e del nesso causale tra l'una e l'altro. Lo Stato, subentrando nella posizione della vittima, deve dimostrare questi elementi nei limiti dell'azione di rivalsa. Il meccanismo dell'art. 647 si innesta dunque sul diritto comune del risarcimento, di cui condivide presupposti e oneri probatori.

La tutela effettiva dell'innocente

Un valore di fondo della disposizione è la tutela effettiva di chi ha subito un'ingiusta condanna. Affidando allo Stato l'onere immediato della riparazione, l'ordinamento garantisce alla vittima un ristoro certo e tempestivo, senza subordinarlo all'esito incerto di un'azione contro il responsabile. La surrogazione interviene solo in un momento successivo, sul piano dei rapporti tra Stato e responsabile, lasciando impregiudicata la posizione dell'innocente, che resta il soggetto la cui tutela il sistema intende prioritariamente assicurare.

Domande frequenti

In quale ipotesi opera la surrogazione prevista dall'art. 647 c.p.p.?

Nel caso di revisione previsto dall'art. 630, comma 1, lettera d), cioè quando la condanna è stata pronunciata in conseguenza di falsità in atti o in giudizio o di altro fatto previsto come reato.

Cosa significa che lo Stato si surroga nel diritto al risarcimento?

Significa che lo Stato, dopo aver pagato la riparazione, subentra nella posizione della vittima e acquista il diritto al risarcimento che a questa spettava verso il responsabile dell'errore giudiziario.

Entro quale limite lo Stato può rivalersi sul responsabile?

Fino alla concorrenza della somma effettivamente pagata a titolo di riparazione: lo Stato recupera quanto ha esborsato, senza diritto a un risarcimento ulteriore.

Chi è il responsabile contro cui lo Stato agisce?

Chi ha determinato l'errore giudiziario con la falsità in atti o in giudizio o con l'altro fatto-reato che ha condotto alla condanna ingiusta, secondo l'art. 630, comma 1, lettera d).

Qual è la funzione del meccanismo di surrogazione?

Garantire alla vittima una riparazione effettiva a carico dello Stato e, al contempo, far gravare il costo finale su chi ha causato l'ingiusta condanna, tutelando le finanze pubbliche.

Ultimo aggiornamento redazionale: 2026-06-20
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A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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