← Torna a Codice Civile
Ultimo aggiornamento: 14 Maggio 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
Informazione giuridica di carattere generale — Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
Art. 958 c.c. Durata

In vigore

L’enfiteusi può essere perpetua o a tempo. L’enfiteusi temporanea non può essere costituita per una durata inferiore ai venti anni.

In sintesi

  • L'enfiteusi può essere perpetua o a tempo determinato, a scelta delle parti.
  • L'enfiteusi temporanea non può avere durata inferiore a vent'anni.
  • Il limite minimo di venti anni tutela sia l'enfiteuta (che ha investito nel fondo) sia il concedente.
  • L'enfiteusi perpetua è il tipo storico originario; quella temporanea è ammessa ma con durata minima garantita.
  • Dopo il 1978 la costituzione di nuove enfiteusi è molto rara; la norma rileva per i rapporti preesistenti.
L'enfiteusi nel sistema dei diritti reali

L'enfiteusi è un diritto reale di godimento su cosa altrui disciplinato dagli artt. 957-977 c.c. Attribuisce all'enfiteuta il diritto di godere di un fondo altrui con l'obbligo di migliorarlo e di pagare un canone periodico al concedente (il proprietario). Storicamente è uno dei diritti reali più antichi, di origine feudale, oggi in netta declino.

L'art. 958 c.c. stabilisce la durata dell'enfiteusi, distinguendo due tipologie: quella perpetua, senza scadenza, e quella temporanea, soggetta al limite minimo imperativo di vent'anni.

L'enfiteusi perpetua

L'enfiteusi perpetua è il modello originario dell'istituto. Il diritto dell'enfiteuta dura in linea di principio per sempre, salvo i casi di estinzione previsti dalla legge: l'affrancazione (art. 971 c.c.), la devoluzione per inadempimento (art. 972 c.c.), la prescrizione per non uso ventennale (art. 970 c.c.) e la ricongiunzione.

L'enfiteusi perpetua non è incompatibile con il principio di durata limitata dei diritti reali: il codice la ammette espressamente, e la sua costituzione avviene tipicamente per atto notarile soggetto a trascrizione.

L'enfiteusi temporanea e il limite dei vent'anni

L'enfiteusi temporanea è quella costituita per un periodo determinato. Il codice pone un limite minimo inderogabile di venti anni: qualsiasi enfiteusi con durata inferiore è nulla per violazione di norma imperativa. Il limite si spiega con la natura stessa dell'istituto: l'enfiteuta è obbligato a migliorare il fondo, il che presuppone investimenti che richiedono un orizzonte temporale adeguato per essere ammortizzati. Una durata troppo breve priverebbe l'enfiteuta di ogni incentivo al miglioramento.

Non esiste invece un limite massimo: l'enfiteusi temporanea può essere costituita per qualsiasi periodo superiore ai vent'anni, anche per durate molto lunghe (cinquanta, novantanove anni) che di fatto si avvicinano all'enfiteusi perpetua.

La crisi dell'istituto dopo il 1978

La L. 607/1966 (c.d. Legge sull'enfiteusi) ha introdotto il diritto dell'enfiteuta di affrancare il fondo pagando un corrispettivo al concedente, contribuendo a ridurre il numero dei rapporti enfiteutici in essere. L'istituto è oggi quasi scomparso nella pratica, tanto che la costituzione di nuove enfiteusi è eccezionalissima. La norma dell'art. 958 c.c. conserva rilevanza soprattutto per i rapporti pregressi costituiti prima dell'entrata in vigore del codice del 1942 o nei decenni successivi, che continuano a essere governati dalla disciplina codicistica.

Distinzione dall'affitto agrario

L'enfiteusi temporanea non deve essere confusa con l'affitto agrario di lungo termine. Nonostante le somiglianze pratiche (uso del fondo a fronte di canone periodico per durata determinata), le differenze sono radicali: l'enfiteusi è un diritto reale opponibile a tutti, trascrivibile e trasmissibile agli eredi; l'affitto è un diritto personale di credito opponibile solo alle parti. L'affittuario paga per usare il fondo com'è; l'enfiteuta è obbligato a migliorarlo e risponde con il rischio di devoluzione in caso di inadempimento.

Domande frequenti

Qual è la durata minima di un'enfiteusi temporanea?

Vent'anni, per legge (art. 958 c.c.). Un'enfiteusi costituita per un periodo inferiore è nulla per violazione di norma imperativa.

Esiste un limite massimo di durata per l'enfiteusi temporanea?

No. La legge fissa solo il minimo di vent'anni. L'enfiteusi temporanea può essere costituita per qualsiasi durata superiore, anche per cinquanta o novantanove anni.

Qual è la differenza tra enfiteusi perpetua e temporanea?

L'enfiteusi perpetua non ha scadenza e dura finché non si verifica un caso di estinzione (affrancazione, devoluzione, prescrizione). Quella temporanea ha una scadenza prestabilita, con il minimo legale di vent'anni.

Si possono ancora costituire nuove enfiteusi oggi?

Sì, tecnicamente è possibile, ma nella pratica è rarissimo. L'istituto è quasi scomparso dopo le riforme degli anni '60 e '70. Si incontrano ancora rapporti enfiteutici storici in essere, soprattutto su fondi agrari del Centro-Sud.

L'enfiteusi è uguale all'affitto agrario di lungo periodo?

No. L'enfiteusi è un diritto reale, trascrivibile e opponibile a tutti; l'affitto è un diritto personale. L'enfiteuta deve migliorare il fondo; l'affittuario no. Le conseguenze dell'inadempimento sono anche diverse.

A cura di
Dott. Andrea Marton — Tax Advisor, Consulente Fiscale
Responsabile editoriale di La Legge in Chiaro per i principali codici italiani (C.C., C.P., C.P.C., C.P.P., Costituzione, C.d.S., Codice del Consumo, TUIR, T.U.IVA, T.U.B.). Contenuti redatti con linguaggio chiaro, fonti ufficiali aggiornate e revisione professionale a cura della Redazione.
Avvertenza: il testo è pubblicato a fini informativi e divulgativi. Per casi specifici è sempre consigliato rivolgersi a un professionista abilitato.